Il gruppo “Giovani Medici Frosinone” per la Valle del Sacco

Dopo qualche settimana di inattività torno a scrivere di salute, prevenzione e buone pratiche nella società. Lo faccio presentando un progetto che mi sta molto a cuore, da mesi infatti i medici più giovani della provincia di Frosinone stanno parlando, facendo gruppo al fine di creare un sostegno concreto e tangibile alla terra che li ha visti nascere. Si tratta di professionisti under 40 che sicuramente avrete avuto modo di conoscere nei presidi di Guardia Medica, nei PAT o in qualche sostituzione dal vostro medico di famiglia.

Impareremo tutti a conoscere meglio i “GMF“, annuncio che è in lavorazione un sito completamente gestito da loro che si propone di fare informazione corretta riguardo pratiche mediche, patologie comuni, prevenzione e che cercherà di spiegare quello che giorno dopo giorno accade dal punto di vista sanitario nel nostro territorio. Ci tengo a precisare che tale gruppo è autonomo e non finanziato da nessuno se non dalla buona volontà e dalle capacità di ognuno dei suoi componenti.

Perché i Giovani Medici Frosinone?

Ora passiamo alle cose pratiche: parte uno studio che si pone di indagare le relazioni esistenti tra territorio, inquinamento, abitudini alimentari e stile di vita nella popolazione della Valle del Sacco. In queste settimane hanno risposto favorevolmente all’iniziativa i Comuni di Ceccano, Pofi e Castro dei Volsci promettendoci sostegno all’iniziativa e la massima collaborazione. Ringraziamo le amministrazioni e speriamo che nei prossimi giorni altri possano avvicinarsi al progetto.

In cosa consiste?

Si tratta di un questionario online (gestito con servizio Google Moduli) che indaga le abitudini nella popolazione della Valle del Sacco. Il questionario verrà presto presentato anche sotto forma cartacea, in alcuni punti in via di definizione. L’obiettivo è quello di raggiungere almeno 15 mila interviste al fine di comporre uno studio di popolazione quanto più statisticamente rilevante.

Come fare?

Potete partecipare al questionario cliccando a questo link (QUESTIONARIO). Il questionario è anonimo e i dati raccolti verranno utilizzati esclusivamente a scopo di studio statistico.

Che fine faranno i risultati?

Dopo attenta analisi i dati raccolti verranno utilizzati al fine di stendere un articolo scientifico, che verrà inviato a riviste specializzate e alle segreterie dei congressi di settore. Avremo modo quindi di studiare la popolazione in larga scala (grazie allo strumento informatico) e di individuare criticità e interventi possibili in ambito sanitario così da proporre alla popolazione della nostra terra un servizio sanitario sempre più attento e mirato a quelle che sono le reali esigenze.

Vi ringrazio per la partecipazione, che non potrà che essere numerosa

Damiano Pizzuti

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Morbillo, a che punto siamo?

Dopo il deciso intervento da parte del Ministero della Salute nel 2017, che ricordiamo aver regolamentato in maniera netta l’obbligatorietà alle vaccinazioni nei più giovani, possiamo prendere visione di primi dati sulla sorveglianza continua dell’infezione forniti da “Epicentro” .

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Figura. 1 – Gennaio 2017 e Gennaio 2018 a confronto. Morbillo & Rosolia News, Istituto Superiore della Sanità

Confrontando i documenti della sorveglianza attiva su morbillo e rosolia nel nostro paese possiamo notare che i risultati sono confortanti.

Nel gennaio 2017 erano 238 i casi di morbillo riconosciuti, 164 a gennaio 2018; un sensibile calo di 74 casi (più di 2 pazienti in meno al giorno). Ricordiamo però che ancora si muore di morbillo (2 decessi nel primo mese del corrente anno). Alcuni dati:

  • L’età mediana dei casi è stata pari a 25 anni
  • Il 26,4% dei casi ha meno di cinque anni di età; di questi, 14 bambini al di sotto dell’anno
  • Il 52,4% dei casi si è verificato in soggetti di sesso femminile
  • L’89,8% dei casi per cui è noto lo stato vaccinale era non vaccinato
  • Il 55,5% dei casi è stato ricoverato e un ulteriore 18,9% si è rivolto ad un Pronto Soccorso
  • Sono stati segnalati 2 decessi, in due persone adulte di età 38 e 41 anni rispettivamente. Questi portano a 6 il numero totale di decessi in Italia da quando ha avuto inizio l’epidemia (al momento è più facile morire di morbillo che di meningite, solo per fare un esempio)
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Figura 2. Nel grafico i casi di Morbillo da gennaio 2013 a gennaio 2018. Il picco che si nota nel 2017 è coinciso con le campagne no-vax messe in moto da esponenti di varia estrazione politica e sociale per mezzo di social network con campagne di istigazione alla paura (infondata) sulle masse. Fonte: Istituto Superiore di Sanità

La strada intrapresa è senza dubbio quella giusta, ma ancora è lungo il cammino da fare. Questo è il momento di formare alla perfezione il personale sanitario affinché possa rappresentare il punto centrare di diffusione di informazione positiva e rassicurante sulla popolazione. Solo attraverso una conoscenza accurata il nostro paese potrà andare oltre l’obbligo vaccinale.

Un giorno vaccinarsi non sarà più visto come un obbligo ma un atto di coscienza civica e di progresso sociale.

Damiano Pizzuti

Qui la pagina dedicata al morbillo dell’Istituto Superiore di Sanità

 

Celiachia, di cosa si tratta?

Sempre più spesso, soprattutto nel nostro territorio, sentiamo parlare di intolleranza al glutine o celiachia; ma di cosa stiamo parlando?

La Ministra della Salute Beatrice Lorenzin il 16 gennaio 2018 ha riferito in parlamento riguardo lo status della patologia in Italia. Ha dichiarato quanto segue:

In Italia il Ministero della Salute con le sue attività istituzionali è fortemente impegnato in tema di celiachia attraverso un costante e laborioso lavoro di collaborazione con le Regioni e le Provincie Autonome. In particolare quest’anno sono stati realizzati diversi interventi mirati a garantire il celiaco durante il percorso diagnostico, condividendo con le Regioni i requisiti tecnici, professionali ed organizzativi minimi per l’individuazione dei presidi sanitari deputati sul territorio alla diagnosi di celiachia. Questa iniziativa è stata affiancata da un laborioso e articolato lavoro tecnico-legislativo di adeguamento normativo ai fini della tutela della vulnerabilità dei celiaci anche sul piano alimentare

Min. Beatrice Lorenzin – Decima relazione annuale sulla celiachia al parlamento italiano (raccolta dati relativa all’anno 2016) – 16/01/2018

Breve storia

Il termine “celiachia” veniva utilizzato per descrivere una sindrome pediatrica caratterizzata da diarrea, gonfiore addominale, scarso accrescimento, ipotonia muscolare. Non vi era alcuna terapia e la mortalità si aggirava intorno al 40% dei casi. Fortunatamente oggi questi casi gravi di morbo celiaco non si vedono più grazie all’introduzione della dieta priva di glutine.

Ma cos’è il glutine?

Si tratta di un complesso proteico che si ottiene dalla lavorazione della farina di frumento per mezzo di flussi di acqua corrente. In maniera particolare, l’acqua stessa elimina le componenti idrosolubili del frumento (es. l’amido) mentre le proteine non idrosolubili (gliadina, glutenina) vanno a creare un reticolo elastico nell’impasto conferendo la classica sofficità ed elasticità ai cibi che ne contengono.

La diffusione della celiachia, un po’ di epidemiologia

La diffusione della patologia è globale, si stima che circa l’1% della popolazione mondiale ne sia affetta. Una prevalenza così elevata è dovuta sia alla predisposizione genetica (circa il 30% della popolazione nel mondo mostra una predisposizione) che all’elevato consumo di cereali contenenti glutine da parte degli esseri umani. Sarebbe riduttivo considerare solo questi due fattori, esistono infatti numerose concause tutt’ora in fase di studio. Appare quindi complicato indicare con certezza dei veri fattori predisponenti.

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Figura 1. Diffusione della Celiachia nel mondo. La popolazione a più alta prevalenza di malattia è quella degli Saharawi (gruppo etnico del Marocco) che per molto tempo è stato isolato dal resto del mondo determinando un’alta frequenza del gene DQ2/8 (mutato nel morbo celiaco). Non si manifestò la malattia fino a quando, con l’arrivo degli aiuti umanitari, i saharawi iniziarono a mangiare grandi quantità di frumento (fino ad allora sconosciuto nella loro dieta), la prevalenza nel tempo ha superato il 5% della popolazione

Nella popolazione mondiale si stima che solo 1 individuo su 7 riceva una corretta e pronta diagnosi, questo rende difficile il controllo della patologia e lo studio di fattori di rischio sulla popolazione. Le diagnosi di morbo celiaco sono aumentate solo a partire dagli anni ’90 quando sono stati identificati degli anticorpi specifici utili per la diagnosi sierologica (anti-endomisio o EMA). Oggi, con la ricerca degli anticorpi anti-transglutaminasi (sensibilità e specificità superiori rispetto a EMA) si può porre diagnosi di morbo celiaco in selezionati pazienti pediatrici senza l’ausilio della biopsia duodenale.

Diagnosi

L’osservazione istologica della mucosa del duodeno (prelevata attraverso esofagogastroduodenoscopia) è oggi l’esame gold standard per la diagnosi della celiachia. Devono essere presenti tre segni particolari:

  1. ipo/atrofia dei villi intestinali
  2. iperplasia delle cripte
  3. infiltrazione linfocitaria della lamina propria 

Secondo il nuovo protocollo diagnostico (siglato nel 2015 dalla conferenza Stato-Regioni), si può porre diagnosi di malattia celiaca in pazienti pediatrici selezionati e in assenza di biopsia intestinale quando si presentano queste caratteristiche:

  • anticorpi anti-transglutaminasi superiori a 10 volte la normalità
  • anticorpi anti-endomisio positivi
  • positività allele DQ2/8
  • sintomi caratteristici della celiachia

Non solo la celiachia tra le malattie glutine-dipendenti

Esistono diverse manifestazioni da reazione al glutine. In particolare ricordiamo:

  • La celiachia
  • La dermatite erpetiforme
  • L’allergia al grano
  • La sensibilità al glutine

La dermatite erpetiforme è una patologia dermatologica con violente eruzioni erpetiformi (simili all’infezione da Herpes Virus) che si manifesta soprattutto a livello delle superfici estensorie (es. gomiti, ginocchia). Volgarmente viene chiamata “celiachia della pelle“. L’allergia al grano invece mostra segni tipici di una reazione allergica pura, con reazioni anche di tipo anafilattico (dall’orticaria fino allo shock). La diagnosi può essere posta sulla base di test cutanei (prick test) o sierologici (RAST). Importante ricordare che i soggetti allergici al grano non sono esposti ad un aumentato rischio di celiachia. Discorso a parte merita la Gluten Sensivity (NCGS), parliamo della presenza di sintomi intestinali o extraintestinali mediati dall’assunzione di glutine nei soggetti dove i riscontri diagnostici sono tutti negativi. Si rendono necessari studi più approfonditi al fine di valutare al meglio la reattività di tali soggetti al glutine.

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Figura 2. Disordini correlati al glutine

LEA e Glutine

Nel 2017 è cambiata la definizione della celiachia all’interno del Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Tale patologia non è più definita RARA, bensì CRONICA INVALIDANTE. Questo spostamento si è reso necessario in quanto la soglia che identifica una patologia come rara è la prevalenza inferiore a 5/10000 abitanti. In termini economici significa che tutti i test diagnostici per la celiachia non sono più in regime di esenzione totale, mentre il soggetto diagnosticato potrà usufruire, in regime di esenzione, tutte le prestazioni sanitarie utili per il controllo della patologia e delle sue complicanze.

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Figura 3. Sul fronte dell’assistenza integrativa della dieta, nel 2017 sono stati confermati i contributi mensili erogati al paziente affetto da morbo celiaco riconosciuto che potrà farne uso per l’acquisto di prodotti che risultano presenti nell’apposito Registro Nazionale

La dieta senza glutine rappresenta l’unica terapia per le persone affetta da morbo celiaco. Essa è composta da alimenti naturalmente privi di glutine (frutta, verdura, ortaggi, tuberi, legumi, uova, carne, pesce) e prodotti trasformati che per avere nell’etichetta la dicitura “senza glutine” devono averne di contenuto inferiore a 20mg/Kg (o parti per milione – ppm). Questi alimenti si dividono a loro volta in due grosse categorie:

  • Alimenti senza glutine – adatti ai celiaci, sono prodotti già senza glutine ma che riportano l’etichetta come informazione accessoria ed utile al paziente
  • Alimenti senza glutine – specificatamente formulati per celiaci, sono prodotti trasformati ed opportunamente strutturati al fine di sostituire uno o più ingredienti contenenti glutine con altri che ne sono privi (es. pasta senza glutine)

La dicitura “SENZA GLUTINE” si può utilizzare sui prodotti in conformità con le direttive specificate nel Regolamento dell’Unione Europa 828/2014

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Figura 4. Ogni prodotto “erogabile” dal SSN deve essere presente nel REGISTRO NAZIONALE. Nell’immagine l’etichetta che deve essere presente sull’alimento

Nel 2015 il SSN ha speso circa 270 milioni di euro per garantire ai celiaci una corretta alimentazione senza glutine.

Conclusioni in punti

  1. La celiachia, che oggi è a tutti gli effetti una malattia cronica, diventa un’affezione facilmente controllabile grazie ad una corretta alimentazione (rigorosamente priva di glutine) che ricordiamo essere una vera e propria terapia
  2. Ritengo che il SSN nel supporto al paziente con morbo celiaco mostri grande efficenza e attenzione. Sicuramente c’è ancora molta strada da fare, ma abbiamo intrapreso il giusto cammino
  3. L’interesse di grosse industrie alimentari sta avendo come effetto una sensibile riduzione dei prezzi negli alimenti gluten free (acquistabili ormai in supermercati con marchi anche molto famosi)
  4. Sarebbe interessante che più esercizi commerciali e di ristorazione si formassero al fine di poter fornire al paziente con morbo celiaco la possibilità di un’alimentazione sana e dignitosa fuori casa

 

Damiano Pizzuti

 

Fonti:

Morbillo, tutti i numeri del 2017

L’anno appena trascorso è stato segnato da grosse epidemie, prima fra tutte quella influenzale (che sta continuando nel 2018 con più di 600mila casi nella prima settimana dell’anno). Non possiamo che tornare a parlare del Morbillo, patologia su base virale resa innocua dalla prevenzione vaccinale. Il 2017 è un anno che ha visto aumentare esponenzialmente i casi di contagio a causa delle campagne no-vax  portate avanti (tristemente) anche da personaggi politici di dubbia moralità e che ora si affacciano a preoccupanti scenari nazionali.

Facciamo un piccolo riassunto dell’anno appena concluso:

  • Sono 4885 i casi segnalati nel 2017, parliamo di circa 13 contagi al giorno.
  • Nel 2017 sono morte 4 persone di morbillo, la quinta vittima all’inizio del 2018
  • l’88% dei contagiati è NON VACCINATO. quasi 9 persone su 10; risulta evidente l’efficacia della copertura vaccinale
  • 4 pazienti su 10 hanno mostrato una complicanza dell’infezione tale da ricorrere a ricovero ospedaliero. Tra le complicanze ricordiamo: diarrea, stomatite, cheratocongiuntivite, polmonite, epatite, insufficienza respiratoria,  otite, laringotracheobronchite, convulsioni, ed infine la temutissima encefalite. Effettuare un ricovero ospedaliero significa stress sia per i pazienti che per i familiari e una spesa sanitaria ben più corposa dell’inoculazione di una dose di vaccino, non dimentichiamolo. 
  • 315 sono stati gli operatori sanitari contagiati dal virus (categoria a forte rischio)
  • L’età media di contagio è stata di 27 anni
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Grafico 1. Casi di morbillo dal 2013 al 2017. Si può notare l’aumento esponenziale dei casi nell’anno appena trascorso

QUI POTETE SCARICARE IL BOLLETTINO COMPLETO (INFOGRAFICA)

Urge che il tema delle vaccinazioni vada affrontato con buon senso e voglia di migliorare la condizione di salute della comunità. Trovo agghiacciante che diventi tema di schermaglia elettorale tale da essere liquidato da slogan acchiappa like, non si gioca con la salute dei cittadini.

Usate il buon senso non solo dal medico, ma anche nella cabina elettorale.

Damiano Pizzuti

Gli invisibili, la storia prosegue

Come annunciato, in collaborazione con la FIMMG, la Scuola di Formazione in Medicina Generale della Regione Lazio, la cooperativa Romamed e la Comunità di S. Egidio, siamo partiti con la campagna di vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica grazie anche al contributo di tre grandi case farmaceutiche (Mylan, Pfizer, Seqiris) che hanno scelto di donare un’ingente quantità di vaccini alla nostra causa.

Chi stiamo vaccinando? 

Tanti sono i luoghi e le persone che stiamo vedendo, tante le storie e tanti i segni sul corpo e nella mente. Abbiamo vaccinato nella Scuola di Italiano dove c’erano molti ragazzi arrivati grazie ai canali umanitari, giovani in cerca di riscatto e di una vita migliore, ragazze e ragazzi che si sforzano di imparare una lingua sconosciuta con la sola speranza di cercare un’integrazione che troppo spesso viene negata loro. Il viaggio è proseguito verso un centro dove si trovano numerose ragazze nigeriane sottratte alla prostituzione dai volontari della comunità; ogni segno sul loro corpo raccontava storie di sofferenza e speranza negata. Ancora avanti verso la mensa che accoglie senza tetto, ragazzi di altri paesi, gente che si è trovata a non avere più nulla.

Fin’ora la presenza dei medici è stata costante e sempre attiva, qui un piccolo resoconto per farvi capire le forze messe in campo:

  • 7 Medici di Famiglia
  • 2 Medici Abilitati
  • 2 Medici del Triennio di Formazione in Medicina Generale
  • 5 Laureati in abilitazione
  • 11 Studenti Tesisti
  • 24 Studenti 6° anno di Medicina e Chirurgia “La Sapienza”
  • 10 studenti 5° anno di Medicina e Chirurgia “La Sapienza”
  • Circa 500 vaccinati in soli 8 appuntamenti

61 volontari con il sorriso sulle labbra e tanta voglia di fare, una squadra unita e senza paura di ascoltare storie a volte troppo difficili da digerire.

Siamo pronti a proseguire, anche sotto le feste di Natale. Siamo pronti a donare sorrisi, cure e un po’ del nostro tempo al fine di far sentire gli invisibili una parte integrante del nostro tessuto sociale.

 

Damiano Pizzuti

Siamo tornati a raccontare storie

Un anno dopo la Comunità di S.Egidio ci apre le porte, di nuovo insieme a loro per visitare, vaccinare, ascoltare storie di una quotidianità così lontana da noi che spesso dimentichiamo anche di pensarci. Quest’anno il progetto “Gli Invisibili” è nazionale; non solo Roma ma anche Padova, Messina e Napoli saranno fedeli compagne di avventura. Chi vedremo?  Senza tetto, immigrati arrivati grazie ai canali umanitari, rifugiati politici, ragazzi giovani e meno fortunati che tentano di integrarsi studiando l’italiano nella scuola messa a disposizione da S.Egidio. 

Una grande collaborazione che vede insieme per Roma: FIMMG, Scuola di Formazione in medicina generale della Regione Lazio, Cooperativa Romamed, Università la Sapienza, Mylan, Pfizer, Seqiris, e tanti tanti medici volontari (giovani e non) che hanno scelto di ritagliarsi un po’ di tempo dalle normali attività professionali da dedicare agli invisibili.

Sono contento di far parte per il secondo anno consecutivo di questo straordinario gruppo, di avere la possibilità di ascoltare storie e conoscere persone che ti fanno comprendere fino in fondo cosa significa accoglienza, integrazione. Per tutto questo voglio ringraziare primariamente il Prof. Loris Pagano, mentore e condottiero in questo cammino, la Dott.ssa Caterina Pizzutelli che sempre appoggia con entusiasmo ogni iniziativa specialmente da parte di noi giovani medici, la Dott.ssa Maddalena Matarazzo e la Dott.ssa Rossella Barigelli con le quali ho stretto una sincera amicizia e spero di rivedere gomito a gomito durante il percorso. Ci sono tanti altri colleghi che vorrei citare e ringraziare (e avrò modo di farlo nei successivi articoli); loro hanno già iniziato a vaccinare e ad ascoltare crude storie di umanità.

Qui i primi scatti della campagna di vaccinazione.

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Damiano Pizzuti

 

 

 

Cosa pensi di Ceccano, i nuovi risultati

Per la seconda volta, gli abitanti di Ceccano hanno avuto la possibilità di esprimere il proprio giudizio riguardo vari settori del paese. L’intervista, soprattutto in seguito al recente atteggiamento da parte della politica locale nel contrastare la libertà di pensiero altrui, è avvenuta per tutti in forma anonima al fine di tutelare il soggetto partecipante da qualsivoglia ritorsione derivante dal proprio giudizio.

Qui potete scaricare tutti i grafici in formato PDF

Passiamo ad analizzare brevemente i risultati. Possiamo notare che la maggior parte degli intervistati ha un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, è proprio questa la risorsa d cui ha maggiormente bisogno il territorio per assicurare un futuro florido. Non siamo riusciti ad avvicinare molto l’età più adulta (over 50) forse per difficoltà o diffidenza nell’utilizzo del mezzo informatico                                                                       graf1

Ricordo che il campione totale è stato di 413 interviste valide (M=53,8%, F=46,2%). L’85,6% degli intervistati dichiara di abitare stabilmente a Ceccano, gli altri di frequentare il paese per motivi di studio-lavoro. Interessante il dato proveniente dalla scolarità, la maggior parte degli intervistati (53,6%) possiede un titolo di istruzione superiore (laurea o percorso post laurea); si potrebbe a questo punto censire realmente le risorse professionali ed intellettive sul territorio cominciando a dare loro il giusto riconoscimento.

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Alle domande “cosa cambieresti” e “quale è un punto forte” i ceccanesi si sono suddivisi come evidenziato nei grafici (selezionati per titolo di studio). Interessante notare che il trend è similare nelle tre analisi, segno che non esiste una variabilità di giudizio significativa legata al proprio livello socio-culturale.

Per quanto riguarda i soggetti con alta scolarità possiamo notare che ritengono punto di forza di Ceccano:

  1. Associazioni, volontariato e sport (51,8%)
  2. Scuole e formazione (39,7%)
  3. Bellezze storico culturali (39%)

Gli stessi invece indicato di cambiare:

  1. Gestione dei servizi essenziali (acqua, nettezza urbane ecc) nel 77,3% delle interviste
  2. Amministrazione locale e politica nel 60,3% delle schede (unico dato in netto aumento con quasi il 10% in più rispetto alla precedente intervista)
  3. Decoro urbano e pulizia (48,2%)

Non è nella top 3 del “cosa cambiare” la sezione “rete e connettività”, con mia enorme sorpresa. Il cittadino fabraterno preferisce al momento una svolta a livello amministrativo-politico anziché in tema di tecnologia.

Lo stesso trend si può notare nei voti che gli intervistati hanno dato per ciascun settore, visualizzabili nel PDF citato sopra.

In generale da 1 a 10 il cittadino ceccanese dà al proprio paese un voto medio di 4,46/10.

Il mio giudizio personale è che tali risultati rappresentano un urlo disperato da parte soprattutto di giovani che hanno investito tempo e denaro nella formazione e che non trovano riscontro né approvazione sul territorio che li ha visti nascere. Lo stesso territorio che vede andare avanti incapaci molto spesso grazie ad amicizie o ad accordi economici di varia natura. Lo stesso territorio avvelenato da chi si occupa di fare campagna elettorale perpetua anziché parlare seriamente di società, cultura, ecologia e integrazione. 

Damiano Pizzuti