Giovani medici ai nastri di partenza

Ci siamo, sabato 1 settembre 2018 il gruppo “Giovani Medici Frosinone” si presenta al pubblico. Si parlerà di prevenzione, importanza delle campagne di screening e dello studio che sta coinvolgendo i 91 comuni della provincia di Frosinone e che vuole mettere in relazione stile di vita con condizioni ambienti e vicinanza ad agenti inquinanti.

La location scelta per l’evento è il Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano, segno che da un luogo di educazione deve partire la formazione riguardo a tematiche così importanti. Vorrei ringraziare personalmente il D.S. Prof.ssa Concetta Senese il Prof. Pietro Alviti che da sempre si mostrano attivi e sostengono le attività dei giovani sul territorio. Grazie al loro prezioso contributo l’intero evento sarà disponibile anche in streaming.

Sarà l’occasione per vedersi, incontrarsi e capire insieme cosa fare per questo territorio. Rappresentanti dell’Ordine dei Medici, Associazioni Culturali sul territorio, Amministrazioni, Scuole accompagneranno i GMF in un percorso che è solo all’inizio.

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Manifesto ufficiale dell’evento (Grafica: Roberto Pizzuti)

Il gruppo annuncia inoltre che verrà proposta alla popolazione una campagna di screening al mese, che verrà accompagnata da eventi formativi per la popolazione e per i professionisti, al fine di migliorare l’informazione riguardo le patologie più comuni presenti sul nostro territorio. Nella giornata del 1 settembre sarà possibile interagire con i colleghi medici e misurare pressione arteriosa con frequenza cardiaca ricevendo, ove necessario, consigli alimentari e di stile di vita al fine di prevenire il rischio cardiovascolare. 

Non vi resta che partecipare numerosi e approfittare di un nucleo compatto di giovani medici che, senza scopo di lucro, si mette a disposizione della terra che li ha visti nascere. Qui potete trovare l’evento facebook.

Avanti così!

 

Damiano Pizzuti

Salute e stile di vita nella Valle del Sacco, ecco chi ha risposto fin’ora

Ad una settimana dal lancio del questionario di valutazione sugli stili di vita nella Valle del Sacco da parte del gruppo “Giovani Medici Frosinone” è già tempo di fare un piccolo bilancio. Al momento sono quasi 1000 le interviste validate, hanno partecipato al progetto residenti in 38 dei 91 comuni nella provincia di Frosinone, coprendo circa il 40% del territorio.

Spicca la partecipazione di Ceccano, Pofi e Castro dei Volsci  (primi tre comuni in questa speciale classifica), indice di una grande sensibilità da parte della popolazione su queste tematiche.

Nel frattempo potete consultare ed interagire con i GMF attraverso la loro Pagina Facebook Ufficiale, a breve seguirà la pubblicazione di un sito internet dedicato.

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Tabella 1. Elenco dei comuni partecipanti allo studio con relativa percentuale. Fonte: Giovani Medici Frosinone

PER PARTECIPARE ALLO STUDIO CLICCARE QUI

 

Damiano Pizzuti

Caldo estivo, come difendersi?

Come ogni estate, insieme alla voglia di vacanza e di mare, arrivano i picchi di caldo record ai quali dobbiamo fare attenzione per evitare conseguenze sulla salute.

Particolare attenzione dobbiamo riservare ai bambini e a tutti i soggetti con più di 75 anni. Restano soggetti a rischio i pazienti affetti da patologie croniche (es. diabete, ipertensione arteriosa ecc..).

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Dove reperire le giuste informazioni?

Il Ministero della Salute ha attuato diversi presidi informativi riguardo le temperature a rischio nelle varie città italiane.

Giorno dopo giorno potete consultare i bollettini che vengono rilasciati qui “Ministero della Salute – CALDO”; inoltre è possibile scaricare un’App (dispibibile su Android e iOS) che fornisce informazioni riguardo (maggiori info qui):

  • livelli di rischio di salute suddiviso per città (attraverso apposito spazio di ricerca);
  • raccomandazioni per la prevenzione suddivisa per categoria di soggetto a rischio;
  • mappa interattiva con informazioni riguardo i servizi offerti a livello locale finalizzati alla gestione delle ondate di calore.
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Figura 1. Bollettino Frosinone vs bollettino Latina dal 10 al 12 agosto 2018

Cosa fare praticamente?

Qui un breve decalogo di consigli da seguire (fonte Ministero della Salute):

  1. Non uscire nelle ore più calde: durante le giornate in cui viene previsto un rischio elevato, deve essere ridotta l’esposizione all’aria aperta nella fascia oraria compresa tra le 11.00 e le 18.00.
  2. Migliorare l’ambiente domestico e di lavoro: la misura più semplice è la schermatura delle finestre esposte a sud e a sud-ovest con tende e oscuranti regolabili (persiane, veneziane) che blocchino il passaggio della luce, ma non quello dell’aria. Efficace è naturalmente l’impiego dell’aria condizionata che tuttavia va impiegata con attenzione, evitando di regolare la temperatura a livelli troppo bassi rispetto alla temperatura esterna. Una temperatura tra 25-27°C con un basso tasso di umidità è sufficiente a garantire il benessere e non espone a bruschi sbalzi termici rispetto all’esterno. Sono da impiegare con cautela anche i ventilatori meccanici. Accelerano il movimento dell’aria, ma non abbassano la temperatura ambientale. Per questo il corpo continua a sudare: è perciò importante continuare ad assumere grandi quantità di liquidi. Quando la temperatura interna supera i 32°C, l’uso del ventilatore è sconsigliato perché non è efficace per combattere gli effetti del caldo.
  3. Bere molti liquidi: Bere molta acqua e mangiare frutta fresca è una misura essenziale per contrastare gli effetti del caldo. Soprattutto per gli anziani è necessario bere anche se non si sente lo stimolo della sete. Esistono tuttavia particolari condizioni di salute (come l’epilessia, le malattie del cuore, del rene o del fegato) per le quali l’assunzione eccessiva di liquidi è controindicata. Se si è affetti da qualche malattia è necessario consultare il medico prima di aumentare l’ingestione di liquidi. È necessario consultare il medico anche se si sta seguendo una cura che limita l’assunzione di liquidi o ne favorisce l’espulsione.
  4. Non bere bevande alcoliche o bevande contenenti caffeina.
  5. Fare pasti leggeri: la digestione è per il nostro organismo un vero e proprio lavoro che aumenta la produzione di calore nel corpo.
  6. Vestire comodi e leggeri, con indumenti di cotone, lino o fibre naturali (evitare le fibre sintetiche). All’aperto è utile indossare cappelli leggeri e di colore chiaro per proteggere la testa dal sole diretto.
  7. In auto, ricordarsi di ventilare l’abitacolo prima di iniziare un viaggio, anche se la vettura è dotata di un impianto di ventilazione. In questo caso, regolare la temperatura su valori di circa 5 gradi inferiori alla temperatura esterna evitando di orientare le bocchette della climatizzazione direttamente sui passeggeri. Se ci si deve mettere in viaggio, evitare le ore più calde della giornata (specie se l’auto non è climatizzata) e tenere sempre in macchia una scorta d’acqua. Non lasciare mai neonati, bambini o animali in macchina, neanche per brevi periodi.
  8. Evitare l’esercizio fisico nelle ore più calde della giornata. In ogni caso, se si fa attività fisica, bisogna bere molti liquidi. Per gli sportivi può essere necessario compensare la perdita di elettroliti con gli integratori.
  9. Occuparsi delle persone a rischio, facendo visita almeno due volte al giorno e controllando che non mostrino sintomi di disturbi dovuti al caldo. Controllare neonati e bambini piccoli più spesso.
  10. Dare molta acqua fresca agli animali domestici e lasciarla in una zona ombreggiata.

Documenti utili:

 

Damiano Pizzuti

Question time “Salute e stile vita nella Valle del Sacco”

In questo articolo cercherò di rispondere ad alcuni dei vostri messaggi arrivati attraverso lo spazio libero a margine del questionario. Prima di qualsiasi cosa permettetemi di ringraziare la popolazione delle nostre terre per la straordinaria partecipazione, soprattutto in un momento molto “vacanziero” come questo. Mentre scrivo stiamo sfiorando le 700 interviste validate, ve ne siamo grati.

Veniamo a noi, premetto che cercherò di rispondere con quelle che sono le mie personali idee e valutazioni cercando di farvi capire quali possono essere gli obiettivi attuali e futuri del gruppo “Giovani Medici Frosinone“.

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La maggior parte degli oltre 100 commenti arrivati sono attestati di stima all’iniziativa e al gruppo di colleghi che sta dietro tutto questo. Ce li teniamo per noi, al fine di rinfrancare lo spirito di una professione medica un po’ bisfrattata negli ultimi tempi. Vi ringraziamo per l’affetto che ci state dimostrando e cercheremo di essere più attivi possibile per non deludere le vostre aspettative.

Ho evidenziato alcuni messaggi che hanno però attirato la mia attenzione e ai quali voglio brevemente rispondere. Qui una lista con Domande (in grassetto) e mie personali risposte:

  1. Come matchate le risposte se non avete il dato su dove il soggetto lavora o similari?
    Il presente questionario si propone di indagare l’esistenza di una correlazione tra fattori di rischio alimentari/stile di vita e quello che può essere inquinamento ambientale legato alla propria residenza. Ovviamente è un primo passo e non è sicuramente perfetto, seguiranno iniziative più capillari al fine di coprire le patologie professionali.
  2. L’età della prevenzione da adulti è una cavolata, deve partire dai bambini.
    Il discorso riguardante i test di screening è legato a diversi studi in letteratura che vanno ad individuare età preferenziali al fine di effettuare un test con risultato sensibile e specifico per la patologia da ricercare. Per “prevenzione” da bambini però qualcosa si può fare, magari educando ad una corretta alimentazione e al rispetto in materia ambientale. Ricordo che non si previene solo negli ambulatori ma soprattutto nella vita di tutti i giorni applicando pratiche di vita corrette.
  3. Se continuano ad autorizzare fabbriche che inquinano moriremo tutti di tumore.
    Ritengo che il problema non sia tanto la fabbrica, ma il far rispettare le regole in tematica ambientale. C’è bisogno di maggiori controlli, anche se in molti casi recuperare errori del passato diventa complicato.
  4. Si può integrare con indagini di laboratorio specifiche?
    Il presente questionario indaga le abitudini su base anonima, il gruppo ha in mente diverse iniziative da proporre alle amministrazioni e alle associazioni culturali che si occupano d queste tematiche.
  5. Sarebbe opportuno coinvolgere gli alunni delle scuole per ciò che concerne l’inquinamento nella Valle del Sacco.
    Per mia esperienza personale molti istituti già da tempo cercano di formare, con progetti extrascolastici, i propri studenti su queste tematiche. Noi ci siamo e siamo disposti a recarci capillarmente per spiegare cosa significa prevenzione in una terra molto particolare come la nostra.
  6. Sarebbe opportuna una maggiore “elasticità” nelle risposte, mi sono trovato in difficoltà su alcune domande.
    Mi dispiace di aver generato momenti di difficoltà, il questionario è concepito per raccogliere dati su alcune variabili prestabile dal gruppo. Ovviamente in futuro e in altre iniziative ci saranno altri modi per ampliare la conoscenza del problema sotto ogni sua forma. In parole povere, mettere troppa carne al fuoco non giova allo studio.
  7. La cosa importane è che non rimanga scritta solo su carta.
    Non sarà così.
  8. Che i programmi di prevenzione vengano pubblicizzati di più.
    Speriamo di poter aiutare la diffusione di corrette pratiche e la cultura della prevenzione attraverso i nostri canali.
  9. Consiglio di dare una tempistica indicativa e di inserire un indicatore di progressione al questionario. Il questionario anonimo può farvi avere degli errori di valutazioni su doppie risposte?
    Sulla tempistica, ci siamo dati circa 60 giorni al fine di raccogliere un numero adeguato di interviste. Per l’indicatore ringrazio del consiglio, modifica apportata tempestivamente. Sul questionario anonimo c’è un sistema di controllo che sto gestendo personalmente al fine di evitare “pacchetti” di risposte che possano spostare significativamente i risultati.
  10. Iniziativa lodevole anche se mette un po’ di ansia.
    Non è nostra intenzione generare preoccupazioni, ma indagare e comprendere insieme a voi quali sono le criticità del sistema. Chiedo pertanto venia per aver fatto provare sentimenti non voluti. Ci rifaremo in qualche iniziativa futura sul territorio alla quale sicuramente parteciperà.

Ne ho selezionati solo 10 per ora ai quali mi premeva dare una risposta immediata, seguiranno altri “Question Time” qualora ce ne sia bisogno. Vorrei dire che anche se non conosco gli utenti che li hanno scritti voglio ringraziarli per l’estrema gentilezza e per aver perso qualche minuto del loro tempo al fine di fare una domanda più, ricordo che confrontarsi (e non scontrarsi) è il modo migliore per capire meglio insieme ogni cosa.

Ricordo, per finire, che potete CLICCARE QUI per partecipare allo studio.

Damiano Pizzuti

 

Più di 200 interviste in poche ore, parte il questionario “Salute e stile vita nella Valle del Sacco”

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Pubblicato nella serata di ieri 7 agosto 2018, il questionario proposto e strutturato dal gruppo “Giovani Medici Frosinone” ha raccolto già più di 200 interviste, tanti consensi da parte della popolazione che sicuramente rinfrancano del lavoro fatto.

Per tutte le informazioni e gli obiettivi dello studio invito a leggere il precedente articolo CLICCANDO QUI

Chi sono i Giovani Medici Frosinone?

Si tratta di medici under 40 della nostra provincia, molti in attesa di formazione (a causa dei sempre scarsi posti nei corsi di alta formazione post universitari), altri in specializzazione o nel corso di formazione in medicina generale, infine alcuni già specializzati; parliamo di un’intera generazione di professionisti che ha deciso spontaneamente e senza condizionamenti di mettersi al servizio della comunità. Qui una breve lista di tutti i medici partecipanti, suddivisi per paese di residenza (in via di aggiornamento):

  • DOTT.SSA CHIARA COCCIA – ALATRI
  • DOTT.SSA FABIOLA COCCIA – ALATRI
  • DOTT.SSA ROBERTA NAFRA – ALATRI
  • DOTT. FRANCESCO IANNONE – AQUINO
  • DOTT. EMILIANO ARANGO – BOVILLE ERNICA
  • DOTT.SSA EMANUELA LANNI – CASSINO
  • DOTT.SSA EMY MANZI – CASSINO
  • DOTT.SSA CRISTINA FRABOTTA – CASTRO DEI VOLSCI
  • DOTT. DAMIANO PIZZUTI – CECCANO
  • DOTT.SSA ILARIA FIORI – CECCANO
  • DOTT. FRANCESCO SCIORIO – CEPRANO
  • DOTT.SSA SIMONA MASTRANGELI – FERENTINO
  • DOTT.SSA SARA LA BELLA – FERENTINO
  • DOTT. DANIELE MARINELLI – FERENTINO
  • DOTT.SSA IOLE NICOLI – FROSINONE
  • DOTT. EMANUELE DI MURRO – FROSINONE
  • DOTT.SSA GIOIA MASTROMORO – FROSINONE
  • DOTT.SSA ALESSANDRA COLELLA – FROSINONE
  • DOTT. ALESSANDRO REALI – MONTE S. GIOVANNI CAMPANO
  • DOTT.SSA TATIANA RECA – ROCCASECCA
  • DOTT.SSA VINCENZA VENDITTELLI – SAN VITTORE NEL LAZIO
  • DOTT. NICOLA PESCETELLI – SERRONE
  • DOTT.SSA BEDETTA FERRERA – SORA
  • DOTT.SSA CATERINA PIETROGIACOMI – TRIVIGLIANO
  • DOTT.SSA MARTINA D’ONORIO – VEROLI

 

PER PARTECIPARE ALLO STUDIO CLICCARE QUI

In un prossimo articolo sarà mia cura rispondere al alcuni dubbi e proposte che stanno arrivano attraverso lo spazio aperto nel questionario, vi chiedo di darmi del tempo per potervi leggere tutti.  A presto e grazie

Damiano Pizzuti

 

 

Il gruppo “Giovani Medici Frosinone” per la Valle del Sacco

Dopo qualche settimana di inattività torno a scrivere di salute, prevenzione e buone pratiche nella società. Lo faccio presentando un progetto che mi sta molto a cuore, da mesi infatti i medici più giovani della provincia di Frosinone stanno parlando, facendo gruppo al fine di creare un sostegno concreto e tangibile alla terra che li ha visti nascere. Si tratta di professionisti under 40 che sicuramente avrete avuto modo di conoscere nei presidi di Guardia Medica, nei PAT o in qualche sostituzione dal vostro medico di famiglia.

Impareremo tutti a conoscere meglio i “GMF“, annuncio che è in lavorazione un sito completamente gestito da loro che si propone di fare informazione corretta riguardo pratiche mediche, patologie comuni, prevenzione e che cercherà di spiegare quello che giorno dopo giorno accade dal punto di vista sanitario nel nostro territorio. Ci tengo a precisare che tale gruppo è autonomo e non finanziato da nessuno se non dalla buona volontà e dalle capacità di ognuno dei suoi componenti.

Perché i Giovani Medici Frosinone?

Ora passiamo alle cose pratiche: parte uno studio che si pone di indagare le relazioni esistenti tra territorio, inquinamento, abitudini alimentari e stile di vita nella popolazione della Valle del Sacco. In queste settimane hanno risposto favorevolmente all’iniziativa i Comuni di Ceccano, Pofi e Castro dei Volsci promettendoci sostegno all’iniziativa e la massima collaborazione. Ringraziamo le amministrazioni e speriamo che nei prossimi giorni altri possano avvicinarsi al progetto.

In cosa consiste?

Si tratta di un questionario online (gestito con servizio Google Moduli) che indaga le abitudini nella popolazione della Valle del Sacco. Il questionario verrà presto presentato anche sotto forma cartacea, in alcuni punti in via di definizione. L’obiettivo è quello di raggiungere almeno 15 mila interviste al fine di comporre uno studio di popolazione quanto più statisticamente rilevante.

Come fare?

Potete partecipare al questionario cliccando a questo link (QUESTIONARIO). Il questionario è anonimo e i dati raccolti verranno utilizzati esclusivamente a scopo di studio statistico.

Che fine faranno i risultati?

Dopo attenta analisi i dati raccolti verranno utilizzati al fine di stendere un articolo scientifico, che verrà inviato a riviste specializzate e alle segreterie dei congressi di settore. Avremo modo quindi di studiare la popolazione in larga scala (grazie allo strumento informatico) e di individuare criticità e interventi possibili in ambito sanitario così da proporre alla popolazione della nostra terra un servizio sanitario sempre più attento e mirato a quelle che sono le reali esigenze.

Vi ringrazio per la partecipazione, che non potrà che essere numerosa

Damiano Pizzuti

Inquinamento, come affrontarlo?

Nel nostro territorio, soprattutto nei centri abitati più grandi, ogni giorno la popolazione è sottoposta ad inalazione di miscele di inquinanti atmosferici potenzialmente dannosi per la salute. L’apparato respiratorio è il primo bersaglio di sostanza dannose provenienti dall’aria, sono molteplici gli studi che dimostrano l’effettiva correlazione tra patologie croniche respiratorie (secondariamente cardiocircolatorie e neoplastiche) e composizione di aria respirata. Il trend per i prossimi decenni è in costante aumento, a causa di industrializzazione selvaggia e zone urbane non a basso impatto ambientale.

Bisogna precisare gli inquinanti si possono classificare in indoor (quando la loro assunzione avviene in luoghi chiusi) e outdoor (quando li assumiamo all’aperto come in strade, centri urbani, industrie). L’inquinamento atmosferico produrrà quindi degli effetti che possono essere:

  • ACUTI, quando si manifestano nel giro di poco (ore, giorni) tempo dall’esposizione di alte concentrazioni di inquinanti (es. intossicazione da monossido di carbonio dalle vecchie stufe domestiche)
  • CRONICI, quando si manifestano dopo anni in seguito ad inalazioni continuative di inquinanti, anche se a basse concentrazioni (sono gli effetti più temibili che possono portare a cancerogenesi)
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Tabella 1. Descrizione degli inquinanti atmosferici particolati. Fonte: Epidemiologia & Prevenzione 2013

In base ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento nell’aria sarebbe responsabile di 3,7 milioni di decessi all’anno (su tutte le forme di inquinamento la cifra arriva a superare i 12 milioni); di questi 800 mila solo in Europa.  La stessa OMS ha richiamato l’Europa a politiche più severe al fine di salvaguardare la salute pubblica

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Grafico 1. Confronto tra percentuale urbana esposta a inquinanti atmosferici secondo l’Unione Europea e quella secondo l’OMS.  Fonte: European Environment
Agency – http://www.eea.europa.eu

Per quanto riguarda la situazione italiana, il Progetto VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute), finanziato nel quadro delle iniziative del Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute, ha effettuato la valutazione integrata dell’inquinamento atmosferico in Italia valutando l’intera catena di eventi (dalle politiche, alle fonti di esposizione, alle modalità di esposizione, agli impatti) che possono influire sulla salute della popolazione. Il Progetto ha fornito una stima del numero di decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico in Italia.
Gli inquinanti oggetto di studio – il particolato atmosferico, soprattutto la sua frazione fine, il PM2,5, il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3) – sono associati a effetti quali l’aumento di sintomi respiratori, l’aggravamento di patologie croniche cardio-respiratorie, il tumore polmonare, l’aumento della mortalità e la riduzione della speranza di vita. Analizzando la mortalità causa specifica sono stati stimati 19.945 decessi per patologie cardiovascolari, 3.197 decessi per malattie dell’apparato respiratorio e 2.938 per tumore polmonare. Al Nord si muore di più che nel resto d’Italia a causa del particolato fine, sia per patologie cardiovascolari (oltre 12.600 casi) sia per malattie dell’apparato respiratorio (2.112 casi) e tumore ai polmoni (1.935 casi). Inoltre, il progetto ha stimato 12.400 nuovi casi di eventi coronarici (infarto e angina grave) attribuibili all’esposizione a PM2.5.

Ministero della Salute – Centro Controllo Malattie

Cosa possiamo fare come cittadini?

Qui alcuni consigli molto semplici per migliorare la propria qualità di vita contribuendo al benessere generale della popolazione.

  1. Utilizzare meglio le risorse disponibili ed evitare gli sprechi, in particolare di energia elettrica e acqua. L’attenzione verso i consumi, può portare a un risparmio dal 30% al 50% di energia elettrica domestica, con ricadute positive anche sull’ambiente. Inoltre quando si acquistano elettrodomestici, è opportuno scegliere quelli a minor consumo energetico (classi A o A+)
  2. Usare i mezzi pubblicila bicicletta o camminare a piedi contribuisce a ridurre l’inquinamento dell’aria e, favorendo l’attività fisica, può migliorare il nostro stato di salute
  3. Ridurre il consumo di carne: è dimostrato che ridurre il consumo di carne e di alimenti di origine animale contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra prodotte dall’allevamento del bestiame. Ci tengo a precisare che “ridurre” non significa “eliminare”, la nostra dieta ha bisogno di proteine di origine animale.
  4. Seguire una dieta ricca di antiossidanti può contrastare e ridurre gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico. Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione nociva.
  5. Limitare l’esposizione agli inquinanti presenti negli ambienti indoor (casa, scuola, ufficio e luoghi ricreativi) e in particolare evitare l’esposizione a fumo di tabacco attivo e passivo che è ancora oggi il principale fattore di rischio evitabile di morte.

In attesa di politiche serie e coerenti, è nostro compito fare il possibile per diminuire la probabilità di essere vittime di patologie correlate all’inquinamento atmosferico; soprattutto nel territorio in cui viviamo che da troppi anni viene molestato senza tregua nel più totale vuoto legislativo.

Damiano Pizzuti

Fonti:

Chikungunya, 8 cose da sapere

Vista la vicinanza dei nostri territori al focolaio romano, cerchiamo di capire cosa è “chikungunya” e come combattere le infezioni che hanno le zanzare (o altri insetti) come vettori.

  1. Cos’è Chikungunya? Si tratta di una malattia virale acuta trasmessa da quella che comunemente chiamiamo “zanzara tigre”. Descritta per la prima volta in Tanzania nel 1952. ll virus appartiene alla famiglia della Togaviridae (la stessa famiglia della Rosolia). Il nome significa “diventare contorto” e descrive l’aspetto curvo che assume chi contrae la malattia (a causa dei dolori articolari)
  2. Come riconoscere la malattia? I sintomi di esordio sono del tutto aspecifici e comprendono febbre acuta molto elevata accompagnata da dolori articolari. Altri sintomi meno frequenti possono essere: dolori muscolari, mal di testa, nausea, affaticamento, ed esantema cutaneo. Il dolore (articolare o muscolare) è spesso molto debilitante ma fortunatamente si protrae per pochi giorni o al massimo qualche settimana. È importate ricordare che dalla patologia si guarisce completamente, salvo alcuni casi in cui i dolori muscolo-articolari possono protrarsi per mesi. Sintomatologie più gravi (a livello neurologico o respiratorio) sono molto rare, spesso la sintomatologia è lieve e passa del tutto inosservata al paziente.
  3. Come si trasmette l’infezione? Si trasmette da persona a persona attraverso un vettore che in questo caso è la zanzara femmina infetta. Si tratta delle stesse zanzare che possono trasmettere anche il virus Zika e la febbre Dengue. Queste zanzare pungono principalmente nelle ore diurne e all’aperto, ma non è escluso che possano farlo anche all’interno delle abitazioni. Dopo la puntura di una zanzara infetta, i sintomi si manifestano generalmente entro 4-8 giorni.
  4. Esistono degli accertamenti per confermare la diagnosi? Il Ministero della Salute indica che i test sierologici, quali il test ELISA, possono confermare la presenza di IgM e IgG. I livelli anticorpali di IgM sono più elevati 3-5 settimane dopo l’inizio della sintomatologia e persistono per circa 2 mesi. Si raccomanda di analizzare i campioni prelevati durante la prima settimana dopo l’insorgenza della sintomatologia utilizzando sia metodi sierologici che virologici (RT-PCR).
  5. Esistono delle terapie? Non esistono ad oggi terapie specifiche che eradicano l’infezione. Il trattamento è sintomatico al fine di alleviare i dolori muscolo-articolari e di abbassare la temperatura corporea. Le persone affette da febbre chikungunya dovrebbero essere protette da punture di insetti (con repellenti e vestiti adeguati) per evitare la propagazione dell’infezione ad altri soggetti. Ad oggi non esistono vaccini che prevengono la malattia.
  6. La situazione in Italia? Bisogna specificare che l’infezione è presente in oltre 60 paesi al mondo e diffusa in Europa, Asia, America e Africa. In italia nel 2007 è stato notificato il primo focolaio epidemico da parte della Regione Emilia Romagna.
  7. Come fare prevenzione? Bisogna considerare una riduzione del numero di contenitori naturali ed artificiali contenenti acqua, che permettono la riproduzione delle zanzare. Ciò richiede la mobilizzazione delle comunità. Durante le epidemie, è inoltre possibile vaporizzare insetticidi per eliminare gli insetti adulti, applicarli sulle superfici dei contenitori dove le zanzare adulte si posano. Lo stesso trattamento va fatto anche nei recipienti pieni d’acqua, per eliminare le forme larvali immature.
  8. Cosa fa l’Italia in termini di sorveglianza? Il Ministero della Salute ha emanato la Circolare 10/07/2017 – Piano Nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes sp.) con particolare riferimento ai virus Chikungunya, Dengue e Zika – 2017. Potete scaricarla e leggerla cliccando sul titolo.

 

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Figura 1. Come proteggersi dalle punture. Fonte: Regione Emilia Romagna

Damiano Pizzuti

Fonti e articoli utili:

 

 

 

 

 

Francesca merita di essere ascoltata

Vicende non proprio felici mi hanno fatto conoscere Francesca Miranda, instancabile volontaria dell’Associazione “Le Code degli Angeli” che a Ceccano da anni ormai tenta di recuperare animali per strada, curandoli e mettendoli in condizione di trovare una famiglia dove stare bene. Ho parlato in più occasioni con Francesca, e l’unica cosa che le è sempre mancata è una fattiva vicinanza da parte delle amministrazioni; se ci pensiamo è inquietante pensare che chi si occupa di gestire un paese non si curi di avere al suo fianco gente determinata ed appassionata soprattutto in un contesto così delicato come il randagismo e la protezione degli animali.

Più volte ricordo tramite i social che i temi di salute pubblica così come per quanto riguarda la salvaguardia veterinaria sono a diretta gestione e responsabilità del Sindaco, l’assoluta mancanza di appoggio in questi casi è sconcertante.

Il fatto. Come tutti sapete nella nostra zona abbiamo un serio problema randagismo, in molti casi dovuto all’indecente noncuranza di chi abbandona animali o decide di non praticare sterilizzazione (per problemi economici o semplicemente per ignoranza). Il risultato è che abbiamo numerosi cani e gatti affamati (non per loro colpa) che rischiano di aggredire i cittadini così come altri animali. La nostra Francesca racconta, attraverso la sua pagina Facebook, di aver portato in salvo un cane letteralmente sbranato da un branco di randagi senza controllo in zona bosco faito. La stessa volontaria ha inviato questo messaggio al Sindaco di Ceccano chiedendo aiuto:

Buongiorno,
sono Francesca Miranda, la contatto in merito all’ennesimo randagio rinvenuto ieri pomeriggio in zona bosco Faito segnalato da un cittadino ceccanese, come investito.
In realtà il cane in questione, un meticcio di taglia medio/grande di colore nero sprovvisto di microchip, non era stato investito ma azzannato da altri cani randagi e presentava ferite gravissime tali da essere trasportato in struttura ospedaliera per intervento d’urgenza.
Il cane è stato prontamente segnalato alla polizia locale.
Gradirei sentirla prima di segnalare alle competenti autorità il caso, considerando che la legge da facoltà al cittadino, in caso di immediato soccorso, di portare il cane in gravi condizioni presso il più vicino presidio medico/sanitario, addebitando le spese al comune di competenza.  Legge 281/ 90 LR 34/97 e direttiva DGR 43/2010.
Chiaramente il cane, nel momento in cui sarà fuori pericolo, dovrà essere messo in sicurezza presso uno dei canili con voi convenzionati.
Saluti

La risposta da parte del primo cittadino non è arrivata, con evidente indignazione da parte di Francesca.

Considerazioni. Mi chiedo a questo punto se è possibile, in uno stato civile, che le massime autorità di un paese ignorino le richieste di aiuto da parte di cittadini che si impegnano in associazionismo e volontariato. Il delicato lavoro di persone come Francesca andrebbe incentivato e non ignorato, la dedizione di questi volontari dovrebbe essere da esempio e non combattuta con l’indifferenza e la noncuranza. I mali della nostra terra sono anche questi.

Damiano Pizzuti

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Il cane ritrovato, ora presso la clinica per le cure necessarie. Foto di Francesca Miranda

 

Quanta acqua sotto i ponti?

Da ormai 2-3 mesi, con gli amici di Ceccano insieme per il cambiamento, mi sono trovato ad affrontare e studiare l’annoso e grave problema della gestione nelle risorse idriche sul nostro territorio. Non è facile documentarsi attraverso i canali ufficiali, ma grazie alla rete si può avere un certo grado di formazione anche da fonti autorevoli. Negli ultimi giorni sono usciti degli articoli molto interessanti, tra cui molto chiaro il punto fatto da Alessio Porcu (vi invito a darci un’occhiata). Da qui (alla marzulliana maniera) mi sono “posto delle domande cercando di darmi delle risposte”, ovviamente sulla base dei documenti reperiti attraverso vari canali.

Acea, di chi stiamo parlando?  Acea è un “colosso” dell’energia in Italia, si stima essere il maggior fornitore idrico nel nostro paese (in tutto esistono 3 o 4 aziende concorrenti che di certo non sono interessate a farsi guerra) con circa 10 milioni di utenze private. Dobbiamo considerare che a questo va aggiunto anche tutto il servizio presso la pubblica amministrazione (comuni, province, palazzi, scuole, università) e la gestione di più di 500mila tonnellate di rifiuti l’anno. Acea rappresenta il terzo operatore in Italia anche per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica; insomma parliamo di un ente che gestisce milioni e milioni di euro ogni anno.

Perché pagare Acea, l’acqua si paga? L’acqua è un bene inalienabile per l’essere umano e ovviamente è gratuita per tale motivo. Quello che paghiamo, a costi molto elevati, è il servizio che l’ente fornisce. Parliamo quindi di: tubature, manutenzione, rete, depurazione, potabilità.

Perché Acea ATO5 si fonde con ATO2? Rispettivamente i due settori si occupano della fornitura nella provincia di Frosinone e Roma. La loro fusione, a detta degli amministratori dell’azienda, ha risvolti positivi sui costi di servizio (tutti da verificare). A questa fusione si sono opposti molti amministratori locali, provocando il ricorso al TAR da parte dell’azienda erogatrice di servizio. Tale sentenza è andata a favore di ACEA in quanto le richieste degli amministratori non hanno trovato, per i giudici, consistenza giuridica (il documento appare quindi imparziale e superficiale, senza giusta motivazione di opposizione). Propaganda politica? Difficoltà tecniche nella stesura del documento? non so rispondere a queste domande.

“Cacciare” Acea è possibile? Bisogna premettere che sono poche le aziende che in Italia si occupano di erogare tali servizi; inoltre i comuni, con le difficoltà economiche e di competenze tecniche che incontrano giornalmente, non sono in grado di occuparsi in modo proficuo e magistrale del servizio idrico. Il problema del “cacciare” nel nostro territorio è che in mano abbiamo solo il documento sottoscritto dai vari amministratori, senza proposte strutturali e valide per un dopo-Acea. Inoltre ricordiamo che per l’ente siamo debitori di migliaia e migliaia di euro e quindi lo stesso possiede ancora il coltello dalla parte del manico. Il mio personale timore e pensiero è che, anche a termine contratto, sulla successiva gara d’appalto sia comunque Acea a vincere senza avere concorrenti (non interessati a “sgambettarla”).

Cosa c’è sotto? Sicuramente gli interessi economici e il clientelismo negli anni non stanno aiutando ne facendo bene ad un discorso pulito e trasparente tra ente e amministrazioni. Il timore è che, senza politiche autorevoli, organizzate, competenti e serie, non si possa uscire dal guado. Al momento per quello che ho potuto valutare si è vista più campagna elettorale che proposte strutturali, ma sono fiducioso che non tarderanno ad arrivare.

Cosa potremmo fare? Studiare il territorio, mapparlo il più finemente possibile al fine di comprendere capillarmente quali sono le criticità da affrontare. Bisogna considerare il nostro territorio come un malato cronico. Vanno programmati strumenti di screening seri al fine di valutare le possibili conseguenze di tale “patologia”, bisogna curare quelli che sono i sintomi più critici di uno sviluppo in negativo della situazione; infine bisogna avere la testa di pensare all’evoluzione della “patologia” buttando lo sguardo più avanti della durata del proprio mandato amministrativo.

Damiano Pizzuti