Albo delle associazioni, a che punto siamo?

Ormai 2 anni fa (14 luglio 2015) si teneva presso il Castello dei Conti de Ceccano un incontro (organizzato da me come rappresentante dell’Associazione Sirio) tra molti gruppi associativi fabraterni. Lo scopo era quello di unire, di conoscersi e di stabilire dei punti fermi per donare al nostro paese forme di intrattenimento culturale vario e più dilazionato durante l’anno solare. Ben 25 Associazioni Ceccanesi in tale occasione hanno avuto modo di discutere e conoscersi, anche alla presenza dei due assessori di riferimento.

Qui l’articolo del Prof. Pietro Alviti che con la solita puntualità ci regala una breve cronaca della serata. In tale occasione ricordo che l’Assessore alla Cultura del nostro paese promise ben 100mila euro da spendere in attività culturali e per le associazioni sul territorio, mentre l’Assessore ai rapporti con le associazioni annunciò l’istituzione di un albo delle associazioni già deliberato dalla giunta tutt’ora insediata a Ceccano. Tale delibera non è più visualizzabile sul portale del nostro comune, potete visualizzarla cliccando qui (delibera del 9/07/2015).

Da promotore dell’iniziativa e forte sostenitore di una coesione tra gruppi che si occupano di società e cultura non potevo che essere soddisfatto e felice di questa strada intrapresa. Dal 1 settembre 2015 infatti si è aperto ufficialmente l’albo delle associazioni con la possibilità di iscriversi al registro dedicato. La promessa, fatta dagli assessori a voce unita, è stata quella di convocare incontri periodici con settorializzazione tematica al fine di poter convogliare al meglio le forze sul territorio.

Sono passati ben 2 anni e di quella iniziativa non resta più nulla se non una pila di statuti e atti costitutivi delle associazioni ammassati chissà in quale faldone negli archivi comunali. Sono stati fatti degli eventi tematici (es. Carnevale, Natale) dove non si è seguita la logica dell’inclusione, ma dell’esclusione. Eventi votati spesso ad una logica più commerciale che culturale, quando è risaputo che il commercio funziona se si crea un’attrattiva complessa e strutturata tale che si mette l’utente nella condizione di stazionare sul territorio per più tempo possibile.

Circa 10 giorni fa ho avuto il piacere di discutere con un consigliere comunale della maggioranza ceccanese.  Ho posto la questione dell’albo ritenendo me stesso un cittadino preso in giro ed indignato per non aver dato seguito ad una proposta seria e utile per il paese; la promessa è stata quella di essere contattato telefonicamente in 3 giorni con l’auspicio di organizzare un tavolo con rappresentanti di associazioni, comune e società civile. Nella giornata di ieri ho ricontattato tale rappresentante il quale mi ha detto che esiste già un forum civico della associazioni del quale io, per mia scelta, non faccio parte; di conseguenza non si vede l’esigenza di organizzare tale incontro. A questo punto:

  1. Se esiste tale organizzazione (nata e morta in fase embrionale per come la ricordo) e ad oggi opera, perché non se ne dà notizia per mezzo stampa, social al fine di avvicinare e coinvolgere? (Mi sembrerebbe nel caso una grave mancanza di rispetto da parte dei gestori dell’ente non darne notizia)
  2. Perché dovremmo aver bisogno di un’organizzazione “civica” quando possiamo avere a disposizione uno strumento comunale, già deliberato da ben 2 anni, che se messo nelle giuste mani funziona bene?
  3. Perché le associazioni ceccanesi non si sentono offese e prese in giro come mi sento io in questo momento?

Per quanto mi riguarda continuerò a lottare, ad essere diffidato, denunciato e insultato per portare avanti quello in cui credo, voi siete pronti a fare lo stesso?

“Non temo l’ingegneria genetica ma la manipolazione culturale”

“Non si può mettere un lucchetto al cervello umano”

Rita Levi Montalcini

 

Damiano Pizzuti

 

 

Influenza, parte la campagna di vaccinazione

Anche quest’anno riparte la campagna di vaccinazioni contro il virus influenzale, rivolta soprattutto a pazienti fragili e categorie sensibili. Da metà ottobre a fine dicembre è il periodo più indicato per effettuare la vaccinazione antinfluenzale, per la situazione climatica del nostro Paese e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali. Ricordo che anche in questo caso la vaccinazione risulta essere uno strumento efficace ed affidabile al fine di prevenire non solo la malattia, ma soprattutto le sue complicanze.

Il ministero della salute, nella Circolare ministeriale 31 luglio 2017, pone degli obiettivi per tale campagna, tra i quali vorrei porre l’accento su:

  1. Riduzione della contrazione individuale della patologia, con conseguente riduzione delle ospedalizzazioni e della mortalità
  2. Riduzione dei costi sociali connessi con la morbosità e mortalità dell’infezione

A chi è rivolta la campagna? La vaccinazione è fortemente consigliata a pazienti di età superiore ai 65 anni, ai soggetti di qualsiasi età portatori di patologie di base che ne aggravano le complicanze, alle persone che svolgono attività di valenza sociale anche se non a rischio individuale diretto. Per tutte le persone comprese nelle categorie di rischio la vaccinazione è totalmente GRATUITA

Sulla base dei ceppi virali circolanti e sull’andamento delle sindromi similinfluenzali (ILI) nel mondo, il Global Influenza Surveillance Network dell’OMS, in collaborazione con i National Influenza Centres (NIC) aggiorna ogni anno la composizione del vaccino antinfluenzale.
Per la stagione 2017-2018 la composizione vaccinale è la seguente:

  • A/Michigan/45/2015 (H1N1) – nuova variante
  • A/Hong Kong/4801/2014(H3N2) – presente anche nel vaccino 2016/2017
  • B/Brisbane/60/2008(lineaggio B/Victoria) – presente anche nel vaccino 2016/2017

Ministero della Salute

Dove vaccinarsi?

A seconda delle necessità e dei casi il vaccino può essere effettuato: 

  • presso il proprio medico di famiglia o pediatra di libera scelta 
  • presso i centri vaccinali della propria ASL
  • in casi specifici anche presso la sede di lavoro (se prevista la postazione del medico del lavoro)

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Le coperture vaccinali non sono ancora soddisfacenti, complice anche l’enorme rilevanza mediatica delle campagne diffamatorie ad opera dei “novax“.

Fare una scelta di salute e di civiltà è facile, parlane con il tuo medico di famiglia.

Damiano Pizzuti

Inquinamento, come affrontarlo?

Nel nostro territorio, soprattutto nei centri abitati più grandi, ogni giorno la popolazione è sottoposta ad inalazione di miscele di inquinanti atmosferici potenzialmente dannosi per la salute. L’apparato respiratorio è il primo bersaglio di sostanza dannose provenienti dall’aria, sono molteplici gli studi che dimostrano l’effettiva correlazione tra patologie croniche respiratorie (secondariamente cardiocircolatorie e neoplastiche) e composizione di aria respirata. Il trend per i prossimi decenni è in costante aumento, a causa di industrializzazione selvaggia e zone urbane non a basso impatto ambientale.

Bisogna precisare gli inquinanti si possono classificare in indoor (quando la loro assunzione avviene in luoghi chiusi) e outdoor (quando li assumiamo all’aperto come in strade, centri urbani, industrie). L’inquinamento atmosferico produrrà quindi degli effetti che possono essere:

  • ACUTI, quando si manifestano nel giro di poco (ore, giorni) tempo dall’esposizione di alte concentrazioni di inquinanti (es. intossicazione da monossido di carbonio dalle vecchie stufe domestiche)
  • CRONICI, quando si manifestano dopo anni in seguito ad inalazioni continuative di inquinanti, anche se a basse concentrazioni (sono gli effetti più temibili che possono portare a cancerogenesi)
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Tabella 1. Descrizione degli inquinanti atmosferici particolati. Fonte: Epidemiologia & Prevenzione 2013

In base ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento nell’aria sarebbe responsabile di 3,7 milioni di decessi all’anno (su tutte le forme di inquinamento la cifra arriva a superare i 12 milioni); di questi 800 mila solo in Europa.  La stessa OMS ha richiamato l’Europa a politiche più severe al fine di salvaguardare la salute pubblica

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Grafico 1. Confronto tra percentuale urbana esposta a inquinanti atmosferici secondo l’Unione Europea e quella secondo l’OMS.  Fonte: European Environment
Agency – http://www.eea.europa.eu

Per quanto riguarda la situazione italiana, il Progetto VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute), finanziato nel quadro delle iniziative del Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute, ha effettuato la valutazione integrata dell’inquinamento atmosferico in Italia valutando l’intera catena di eventi (dalle politiche, alle fonti di esposizione, alle modalità di esposizione, agli impatti) che possono influire sulla salute della popolazione. Il Progetto ha fornito una stima del numero di decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico in Italia.
Gli inquinanti oggetto di studio – il particolato atmosferico, soprattutto la sua frazione fine, il PM2,5, il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3) – sono associati a effetti quali l’aumento di sintomi respiratori, l’aggravamento di patologie croniche cardio-respiratorie, il tumore polmonare, l’aumento della mortalità e la riduzione della speranza di vita. Analizzando la mortalità causa specifica sono stati stimati 19.945 decessi per patologie cardiovascolari, 3.197 decessi per malattie dell’apparato respiratorio e 2.938 per tumore polmonare. Al Nord si muore di più che nel resto d’Italia a causa del particolato fine, sia per patologie cardiovascolari (oltre 12.600 casi) sia per malattie dell’apparato respiratorio (2.112 casi) e tumore ai polmoni (1.935 casi). Inoltre, il progetto ha stimato 12.400 nuovi casi di eventi coronarici (infarto e angina grave) attribuibili all’esposizione a PM2.5.

Ministero della Salute – Centro Controllo Malattie

Cosa possiamo fare come cittadini?

Qui alcuni consigli molto semplici per migliorare la propria qualità di vita contribuendo al benessere generale della popolazione.

  1. Utilizzare meglio le risorse disponibili ed evitare gli sprechi, in particolare di energia elettrica e acqua. L’attenzione verso i consumi, può portare a un risparmio dal 30% al 50% di energia elettrica domestica, con ricadute positive anche sull’ambiente. Inoltre quando si acquistano elettrodomestici, è opportuno scegliere quelli a minor consumo energetico (classi A o A+)
  2. Usare i mezzi pubblicila bicicletta o camminare a piedi contribuisce a ridurre l’inquinamento dell’aria e, favorendo l’attività fisica, può migliorare il nostro stato di salute
  3. Ridurre il consumo di carne: è dimostrato che ridurre il consumo di carne e di alimenti di origine animale contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra prodotte dall’allevamento del bestiame. Ci tengo a precisare che “ridurre” non significa “eliminare”, la nostra dieta ha bisogno di proteine di origine animale.
  4. Seguire una dieta ricca di antiossidanti può contrastare e ridurre gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico. Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione nociva.
  5. Limitare l’esposizione agli inquinanti presenti negli ambienti indoor (casa, scuola, ufficio e luoghi ricreativi) e in particolare evitare l’esposizione a fumo di tabacco attivo e passivo che è ancora oggi il principale fattore di rischio evitabile di morte.

In attesa di politiche serie e coerenti, è nostro compito fare il possibile per diminuire la probabilità di essere vittime di patologie correlate all’inquinamento atmosferico; soprattutto nel territorio in cui viviamo che da troppi anni viene molestato senza tregua nel più totale vuoto legislativo.

Damiano Pizzuti

Fonti:

Esperienze che ti cambiano la vita

Ci sono esperienze che ti cambiano la vita, che inevitabilmente ti fanno crescere come essere umano, che ti fanno aprire gli occhi su come il mondo troppo spesso sia un posto sbagliato. Queste stesse esperienze ti fanno anche capire che puoi dare una mano mettendo a servizio te stesso per qualcosa o semplicemente per qualcuno.

Circa un anno fa, attraverso un gruppo WhatsApp, il mio Relatore di tesi (Prof. Loris Pagano) mi invitò a partecipare ad alcune giornate di vaccinazioni ad Immigrati, senza tetto, rifugiati politici presso la Comunità di S. Egidio a Roma. La sua fu una richiesta gentile e rispettosa, non conoscendo a fondo la sensibilità e il pensiero dei propri studenti su tematiche che attualmente possono sembrare delicate. Rimasi colpito e incuriosito da questa opportunità, era la prima volta che scoprivo che da studenti di medicina si potevano fare queste esperienze sul campo.

Così cominciò l’avventura che mi ha fatto conoscere centinaia di persone provenienti da circa 60 nazioni sparse su tutti i continenti. La prima volta ammetto che ero agitato, non sapevo con chi dovevo confrontarmi e se mai fossi mai stato all’altezza del mio compito. Ero addetto all’accettazione e alla stesura dell’anamnesi, un ruolo che in questo ambito particolare mi ha permesso di conoscere tante storie diverse e tante personalità forti nella loro profonda disperazione. In questo breve testo racconterò solo 2 pazienti che mi hanno colpito particolarmente.

C’era un signore appartenente ad un ex stato dall’Unione Sovietica, era molto simpatico e aveva voglia di parlare, mi ha raccontato di essere fuggito dalla fame e dalla repressione ideologica nel proprio paese natale e che questa fu la scelta più difficile della sua vita. Approfondendo la chiacchierata mi raccontò che nel suo paese lavorava come ingegnere chimico e che amava leggere Nietzsche e altri filosofi dell’800 e 900. Lo stesso uomo mi disse di non avere rimpianti e di preferire lo status di senza tetto in un paese libero che quello da ingegnere in un paese in catene.

Spesso noi scappiamo dall’Italia alla ricerca di una posizione migliore o più remunerativa, dimenticandoci dell’esistenza di individui che lasciano la propria terra perché perseguitati per le proprie idee o convinzioni. La chiacchierata con questo signore dell’est (che qui ho riassunto brevemente) è stato uno dei momenti che più mi ha toccato.

In una domenica di dicembre siamo andati presso la scuola di italiano gestita dalla Comunità a Roma, qui ho avuto modo di conoscere persone giovanissime, ragazzi e ragazze fuggiti dall’arruolamento forzato e dalla morte certa. Ricordo un ragazzo siriano di 20 anni, arrivato attraverso i canali umanitari nel nostro paese. Lui mi ha raccontato di non essere un seguace dell’islam e che fin da piccolo aveva sognato l’Europa come speranza di libertà; infine mi ha confidato che imparando la nostra lingua ha cominciato a leggere qualche freepress (leggo o metro) restando molto colpito e triste riguardo al fatto che spesso si parla di “problema immigrati”.

Davvero l’immagine che vogliamo dare come popolo italiano è quello di gente intollerante, indisponente e poco intelligente? Questa domanda (che continuo a pormi tutt’ora) non trova risposte soddisfacenti nell’opinione pubblica.

Qui il video racconto dell’esperienza:

È passato un anno, mi sono laureato aiutando a portare a termine questo progetto. Sono fiero di essere un medico che ha avuto la possibilità di fare questa tipologia di esperienza. Questa iniziativa diventa, il 3 ottobre 2017, un progetto nazionale della FIMMG-Comunità di S. Egidio portando la stessa tipologia di esperienze in più città italiane. Qui il comunicato ufficiale:

VACCINI: PROGETTO FIMMG-SANT’EGIDIO, MEDICI FAMIGLIA VACCINANO ‘INVISIBILÌ = Roma, 3 ott. (AdnKronos Salute) – Il medico di famiglia al fianco degli ‘invisibilì. Siglato durante il 74° Congresso Fimmg-Metis, in corso a Domus de Maria (Cagliari) un protocollo d’intesa tra Federazione italiana medici di medicina generale e comunità di Sant’Egidio, per promuovere le vaccinazioni nei più fragili. L’iniziativa è rivolta a persone di età superiore ai 6 anni e verrà realizzata grazie all’impiego di vaccini donati da alcune industrie farmaceutiche. Il progetto di volontariato partirà in cinque città italiane: Genova, Messina, Napoli, Padova, Roma. «Ci auguriamo che presto la sperimentazione possa essere estesa anche ad altre realtà – sottolinea Tommasa Maio, responsabile dell’area vaccini Fimmg – Un progetto pilota è stato già realizzato a Roma durante il periodo della campagna vaccinale 2016/17 dalla Scuola di formazione in medicina di famiglia-Regione Lazio, ottenendo risultati soddisfacenti». Potranno aderire su base volontaria gli iscritti alla Fimmg delle sedi provinciali coinvolte, i medici del triennio di Formazione specifica, i diplomati del Corso di formazione specifica in medicina generale e i medici neo-laureati. La comunità di Sant’Egidio individuerà e metterà a disposizione le sedi dove effettuare le vaccinazioni.

Tommasa Maio – Segretario Nazionale – FIMMG Settore Continuità Assistenziale

Qui il video dove la Dott.ssa Caterina Pizzutelli espone il progetto:

Sono fiero di aver conosciuto i colleghi straordinari della scuola di formazione in medicina di famiglia della Regione Lazio, prima maestri e poi amici.

Questo è il momento di fare un passo in avanti smettendo di evidenziare le differenze tra i popoli ma rafforzando quelli che sono i valori che ci uniscono. Lavorare sull’integrazione non è mai una strada a senso unico, integrare l’altro significa anche lavorare su sé stessi aggiungendo esperienze e sapere al nostro bagaglio.

Damiano Pizzuti

 

 

Chikungunya, 8 cose da sapere

Vista la vicinanza dei nostri territori al focolaio romano, cerchiamo di capire cosa è “chikungunya” e come combattere le infezioni che hanno le zanzare (o altri insetti) come vettori.

  1. Cos’è Chikungunya? Si tratta di una malattia virale acuta trasmessa da quella che comunemente chiamiamo “zanzara tigre”. Descritta per la prima volta in Tanzania nel 1952. ll virus appartiene alla famiglia della Togaviridae (la stessa famiglia della Rosolia). Il nome significa “diventare contorto” e descrive l’aspetto curvo che assume chi contrae la malattia (a causa dei dolori articolari)
  2. Come riconoscere la malattia? I sintomi di esordio sono del tutto aspecifici e comprendono febbre acuta molto elevata accompagnata da dolori articolari. Altri sintomi meno frequenti possono essere: dolori muscolari, mal di testa, nausea, affaticamento, ed esantema cutaneo. Il dolore (articolare o muscolare) è spesso molto debilitante ma fortunatamente si protrae per pochi giorni o al massimo qualche settimana. È importate ricordare che dalla patologia si guarisce completamente, salvo alcuni casi in cui i dolori muscolo-articolari possono protrarsi per mesi. Sintomatologie più gravi (a livello neurologico o respiratorio) sono molto rare, spesso la sintomatologia è lieve e passa del tutto inosservata al paziente.
  3. Come si trasmette l’infezione? Si trasmette da persona a persona attraverso un vettore che in questo caso è la zanzara femmina infetta. Si tratta delle stesse zanzare che possono trasmettere anche il virus Zika e la febbre Dengue. Queste zanzare pungono principalmente nelle ore diurne e all’aperto, ma non è escluso che possano farlo anche all’interno delle abitazioni. Dopo la puntura di una zanzara infetta, i sintomi si manifestano generalmente entro 4-8 giorni.
  4. Esistono degli accertamenti per confermare la diagnosi? Il Ministero della Salute indica che i test sierologici, quali il test ELISA, possono confermare la presenza di IgM e IgG. I livelli anticorpali di IgM sono più elevati 3-5 settimane dopo l’inizio della sintomatologia e persistono per circa 2 mesi. Si raccomanda di analizzare i campioni prelevati durante la prima settimana dopo l’insorgenza della sintomatologia utilizzando sia metodi sierologici che virologici (RT-PCR).
  5. Esistono delle terapie? Non esistono ad oggi terapie specifiche che eradicano l’infezione. Il trattamento è sintomatico al fine di alleviare i dolori muscolo-articolari e di abbassare la temperatura corporea. Le persone affette da febbre chikungunya dovrebbero essere protette da punture di insetti (con repellenti e vestiti adeguati) per evitare la propagazione dell’infezione ad altri soggetti. Ad oggi non esistono vaccini che prevengono la malattia.
  6. La situazione in Italia? Bisogna specificare che l’infezione è presente in oltre 60 paesi al mondo e diffusa in Europa, Asia, America e Africa. In italia nel 2007 è stato notificato il primo focolaio epidemico da parte della Regione Emilia Romagna.
  7. Come fare prevenzione? Bisogna considerare una riduzione del numero di contenitori naturali ed artificiali contenenti acqua, che permettono la riproduzione delle zanzare. Ciò richiede la mobilizzazione delle comunità. Durante le epidemie, è inoltre possibile vaporizzare insetticidi per eliminare gli insetti adulti, applicarli sulle superfici dei contenitori dove le zanzare adulte si posano. Lo stesso trattamento va fatto anche nei recipienti pieni d’acqua, per eliminare le forme larvali immature.
  8. Cosa fa l’Italia in termini di sorveglianza? Il Ministero della Salute ha emanato la Circolare 10/07/2017 – Piano Nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes sp.) con particolare riferimento ai virus Chikungunya, Dengue e Zika – 2017. Potete scaricarla e leggerla cliccando sul titolo.

 

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Figura 1. Come proteggersi dalle punture. Fonte: Regione Emilia Romagna

Damiano Pizzuti

Fonti e articoli utili:

 

 

 

 

 

I numeri del tumore in Italia

Come ogni anno, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in collaborazione con AIRTUM (registro tumori) rilascia un documento chiamato “I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA“. Tutti i dati vengono diffusi da Epicentro (Istituto Superiore di Sanità) e dal Ministero della Salute. Nel 2017, per il primo anno, i dati sono a disposizione di cittadini e pazienti in una forma “smart” al fine di far comprendere alla maggior parte della popolazione la situazione “tumori” nel nostro paese e i fattori di rischio alla base della patologia.

Qui potete scaricare la versione “smart” per cittadini

Qui invece la versione estesa per operatori sanitari

Ogni giorno circa 1000 persone ricevono diagnosi di tumore. Calano tumori del colon-retto (efficacia dello screening) e le leucemie; trend in crescita per quanto riguarda pancreas, tiroide, melanoma. Dato interessante è che, in entrambi i sessi, la mortalità continua a diminuire (segno di un diffuso miglioramento delle terapie a disposizione). Fin’ora, nel 2017, sono circa 369.000 i casi diagnosticati (con stima sull’ultimo trimestre in corso), tra questi i più frequenti sono: colon-retto, mammella, prostata e polmone (tabella1). L’invecchiamento della popolazione favorisce l’insorgenza di tali neoplasie

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Tabella 1. Frequenza diagnosi tumorale per sede. AIOM 2017 

Recenti studi evidenziano che negli uomini esiste una reale riduzione dell’incidenza di neoplasie dovute ad esempio all’esistenza dello screening per la prostata (es. PSA) o delle campagne contro il fumo di sigaretta. Nelle donne l’incidenza di tumori è sostanzialmente stabile, con un aumento significativo per quanto riguarda il polmone (a causa di un maggior numero di donne fumatrici nel nostro paese).

Nel grafico1 si possono vedere i tassi di incidenza (standardizzati sull’unione europea) di patologie tumorali in Italia

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Grafico 1. Tassi di incidenza per posizione geografica. ARTUM 2008-2013

In termini di mortalità, il primo responsabile è sempre il tumore al polmone, seguito da colon-retto e mammella; anche se in netto miglioramento rispetto al passato.

L’alimentazione come fattore di rischio.

Le abitudini alimentari, come ormai è risaputo, rappresenta l’unico fattore ambientale accertato in grado di modulare il rischio neoplastico sia in negativo che in positivo. In altre parole, a seconda della qualità degli alimenti che mangiamo siamo più o meno esposti alla possibilità di subire una trasformazione tumorale. Esistono dei comportamenti giudicati “a rischio” per tali patologie, tra i quali un posto in prima fila spetta al consumo eccessivo di: carne rossa e conservata, alcol, sale, cotture particolari. A questi aggiungiamo poi l’obesità e la vita sedentaria come ulteriori cofattori negativi.

Alcol. In Europa rappresenta il terzo fattore di rischio per morte prematura dopo fumo e ipertensione arteriosa (vedi consumi in grafico 2). L’associazione con la patologia tumorale e dose-dipendente e fa aumentare il rischio di tumori della cavità orale, laringe, faringe, esofago, fegato, colon-retto e mammella. WCRF (Word Cancer Research Foundation) indica poi una maggiore capacità di trasformazione tumorale nel caso in cui il paziente faccia uso di alcol e fumo (per via dell’induzione di mutazioni a carico del DNA per via del fumo che vengono meno efficacemente riparate a causa dell’alcol)

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Grafico 2. Consumo di alcol nelle regioni italiane rispetto alla media nazionale. EPICENTRO

Sale (e conservati). Il tumore dello stomaco, secondo WCRF, è l’unico tumore fortemente associato al consumo di sale nella dieta (in caso di consumo regolare e massivo di tale ingrediente con frequenza continuativa). Negli adulti il consumo medio di sale è pari a 10,6 grammi/die negli uomini e 8,6 nelle donne; il consumo raccomandato è fino a 5 grammi al giorno. Capiamo bene quindi che ognuno di noi si trova giornalmente con dosi di assunzione di sale superiori al consentito. Anche in questo caso la situazione è sensibilmente diversa a seconda della regione italiana (figura 1).

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Figura 1. Consumo di sale nelle regioni italiane (maschi e femmine). OEC/HES 2008-2012

Carne rossa e conservata. Il consumo di tali alimenti aumenta significativamente il rischio di tumore del colon-retto. Si stima che il consumo di 50gr/die di carne conservata aumenti il rischio di ammalarsi del 18% e una porzione di carne rossa da 100gr/die del 17%.

Obesità. Negli ultimi tempi si è sempre più accertato che l’eccesso ponderale è uno dei principali fattori alla base dell’insorgenza dei tumori. Il problema fondamentale è che in una società ricca ci troviamo spesso in un bilancio energetico non correttamente mantenuto. Sono maggiori le entrate di cibo rispetto alle effettive necessità energetiche; questo provoca il loro accumulo sotto forma di grasso portando quindi prima al sovrappeso e poi all’obesità. In Europa si stima che il 3,2% dei tumori negli uomini e l’8,6% nelle donne sia direttamente attribuibile ad un eccesso di peso. In Italia il 31,6% degli adulti è in sovrappeso (1 adulto su 3) mentre il 10,4% è obeso.

L’inquinamento atmosferico come fattore di rischio.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e le varie agenzie europee sulla sorveglianza ambientale e di sanità pubblica hanno più volte evidenziato la necessità da parte dei paesi di compiere maggiori sforzi al fine di combattere l’inquinamento riducendo conseguentemente i rischi per l’essere umano. Non dobbiamo considerare solo le emissioni del traffico stradale o le combustioni industriali, ma anche le attività agricole e di allevamento intensivo (che oggi rappresentano più del 10% in Italia). Tra i 27 paesi dell’Unione Europea che hanno sottoscritto l’accordo sul clima, ad oggi solo la Svezia ha registrato un adesione eccellente ai programmi. L’Italia? Fanalino di coda con un grado di adesione giudicato “molto scarso” (grafico 3)

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Grafico 3. Grado di adesione dei paesi europei all’impegno di ridurre l’inquinamento atmosferico. http://www.effortsharing.org
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Tabella 2. Descrizione degli inquinanti atmosferici particolati. Epidemiologia e Prevenzione 2013

In italia. Nel nostro paese sono più di 40 i “SIN” (aree che ospitano, o che hanno ospitato, attività che producono o possono produrre inquinanti di varia natura). Tra queste aree ricordiamo il SIN di Taranto, quello di Trieste e sicuramente il nostro Ciociaro. Numerosi studi stanno valutando i rischi su questi territori tra cui il progetto “SENTIERI”  e lo studio “ESCAPE”. La cosa che più emerge come preoccupante da tali studi è che nella maggior parte dei siti valutati i limiti di legge erano rispettati. Esiste quindi un limite normativo che non consente di valutare le aree inquinate nel nostro territorio per quello che sono, al fine di agevolare in alcuni casi produzioni intensive e senza rispetto per popolazioni ed ambiente. La Figura 2 mi ha lasciato personalmente esterrefatto, è inquietante come i dati forniti dall’OMS si distacchino così tanto dai valori che vengono fissati dall’Unione Europea.

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Figura 2. Confronto della percentuale di popolazione urbana europea esposta a concentrazioni pari ai limiti fissati dall’UE rispetto ai suggerimenti dell’OMS Europa. http://www.eea.europa.eu 

L’inquinamento atmosferico è responsabile, attraverso numerosi cancerogeni, di tumori del polmone e secondariamente della vescica. Appare palese che però tutti i risultati dei vari studi scientifici e della sorveglianza in sanità pubblica, non trovino riscontro a livello legislativo in Europa così come sul locale. Sarebbe necessario uno sforzo maggiore da parte della politica nel dialogare con i grossi enti di ricerca, al fine di poter standardizzare al meglio i limiti posti per i vari inquinanti. Solo da una collaborazione costruttiva e senza colore politico si potrà modificare la nostra condizione ambientale e di salute.

Damiano Pizzuti

Francesca merita di essere ascoltata

Vicende non proprio felici mi hanno fatto conoscere Francesca Miranda, instancabile volontaria dell’Associazione “Le Code degli Angeli” che a Ceccano da anni ormai tenta di recuperare animali per strada, curandoli e mettendoli in condizione di trovare una famiglia dove stare bene. Ho parlato in più occasioni con Francesca, e l’unica cosa che le è sempre mancata è una fattiva vicinanza da parte delle amministrazioni; se ci pensiamo è inquietante pensare che chi si occupa di gestire un paese non si curi di avere al suo fianco gente determinata ed appassionata soprattutto in un contesto così delicato come il randagismo e la protezione degli animali.

Più volte ricordo tramite i social che i temi di salute pubblica così come per quanto riguarda la salvaguardia veterinaria sono a diretta gestione e responsabilità del Sindaco, l’assoluta mancanza di appoggio in questi casi è sconcertante.

Il fatto. Come tutti sapete nella nostra zona abbiamo un serio problema randagismo, in molti casi dovuto all’indecente noncuranza di chi abbandona animali o decide di non praticare sterilizzazione (per problemi economici o semplicemente per ignoranza). Il risultato è che abbiamo numerosi cani e gatti affamati (non per loro colpa) che rischiano di aggredire i cittadini così come altri animali. La nostra Francesca racconta, attraverso la sua pagina Facebook, di aver portato in salvo un cane letteralmente sbranato da un branco di randagi senza controllo in zona bosco faito. La stessa volontaria ha inviato questo messaggio al Sindaco di Ceccano chiedendo aiuto:

Buongiorno,
sono Francesca Miranda, la contatto in merito all’ennesimo randagio rinvenuto ieri pomeriggio in zona bosco Faito segnalato da un cittadino ceccanese, come investito.
In realtà il cane in questione, un meticcio di taglia medio/grande di colore nero sprovvisto di microchip, non era stato investito ma azzannato da altri cani randagi e presentava ferite gravissime tali da essere trasportato in struttura ospedaliera per intervento d’urgenza.
Il cane è stato prontamente segnalato alla polizia locale.
Gradirei sentirla prima di segnalare alle competenti autorità il caso, considerando che la legge da facoltà al cittadino, in caso di immediato soccorso, di portare il cane in gravi condizioni presso il più vicino presidio medico/sanitario, addebitando le spese al comune di competenza.  Legge 281/ 90 LR 34/97 e direttiva DGR 43/2010.
Chiaramente il cane, nel momento in cui sarà fuori pericolo, dovrà essere messo in sicurezza presso uno dei canili con voi convenzionati.
Saluti

La risposta da parte del primo cittadino non è arrivata, con evidente indignazione da parte di Francesca.

Considerazioni. Mi chiedo a questo punto se è possibile, in uno stato civile, che le massime autorità di un paese ignorino le richieste di aiuto da parte di cittadini che si impegnano in associazionismo e volontariato. Il delicato lavoro di persone come Francesca andrebbe incentivato e non ignorato, la dedizione di questi volontari dovrebbe essere da esempio e non combattuta con l’indifferenza e la noncuranza. I mali della nostra terra sono anche questi.

Damiano Pizzuti

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Il cane ritrovato, ora presso la clinica per le cure necessarie. Foto di Francesca Miranda