Giovani medici ai nastri di partenza

Ci siamo, sabato 1 settembre 2018 il gruppo “Giovani Medici Frosinone” si presenta al pubblico. Si parlerà di prevenzione, importanza delle campagne di screening e dello studio che sta coinvolgendo i 91 comuni della provincia di Frosinone e che vuole mettere in relazione stile di vita con condizioni ambienti e vicinanza ad agenti inquinanti.

La location scelta per l’evento è il Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano, segno che da un luogo di educazione deve partire la formazione riguardo a tematiche così importanti. Vorrei ringraziare personalmente il D.S. Prof.ssa Concetta Senese il Prof. Pietro Alviti che da sempre si mostrano attivi e sostengono le attività dei giovani sul territorio. Grazie al loro prezioso contributo l’intero evento sarà disponibile anche in streaming.

Sarà l’occasione per vedersi, incontrarsi e capire insieme cosa fare per questo territorio. Rappresentanti dell’Ordine dei Medici, Associazioni Culturali sul territorio, Amministrazioni, Scuole accompagneranno i GMF in un percorso che è solo all’inizio.

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Manifesto ufficiale dell’evento (Grafica: Roberto Pizzuti)

Il gruppo annuncia inoltre che verrà proposta alla popolazione una campagna di screening al mese, che verrà accompagnata da eventi formativi per la popolazione e per i professionisti, al fine di migliorare l’informazione riguardo le patologie più comuni presenti sul nostro territorio. Nella giornata del 1 settembre sarà possibile interagire con i colleghi medici e misurare pressione arteriosa con frequenza cardiaca ricevendo, ove necessario, consigli alimentari e di stile di vita al fine di prevenire il rischio cardiovascolare. 

Non vi resta che partecipare numerosi e approfittare di un nucleo compatto di giovani medici che, senza scopo di lucro, si mette a disposizione della terra che li ha visti nascere. Qui potete trovare l’evento facebook.

Avanti così!

 

Damiano Pizzuti

Salute e stile di vita nella Valle del Sacco, ecco chi ha risposto fin’ora

Ad una settimana dal lancio del questionario di valutazione sugli stili di vita nella Valle del Sacco da parte del gruppo “Giovani Medici Frosinone” è già tempo di fare un piccolo bilancio. Al momento sono quasi 1000 le interviste validate, hanno partecipato al progetto residenti in 38 dei 91 comuni nella provincia di Frosinone, coprendo circa il 40% del territorio.

Spicca la partecipazione di Ceccano, Pofi e Castro dei Volsci  (primi tre comuni in questa speciale classifica), indice di una grande sensibilità da parte della popolazione su queste tematiche.

Nel frattempo potete consultare ed interagire con i GMF attraverso la loro Pagina Facebook Ufficiale, a breve seguirà la pubblicazione di un sito internet dedicato.

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Tabella 1. Elenco dei comuni partecipanti allo studio con relativa percentuale. Fonte: Giovani Medici Frosinone

PER PARTECIPARE ALLO STUDIO CLICCARE QUI

 

Damiano Pizzuti

Caldo estivo, come difendersi?

Come ogni estate, insieme alla voglia di vacanza e di mare, arrivano i picchi di caldo record ai quali dobbiamo fare attenzione per evitare conseguenze sulla salute.

Particolare attenzione dobbiamo riservare ai bambini e a tutti i soggetti con più di 75 anni. Restano soggetti a rischio i pazienti affetti da patologie croniche (es. diabete, ipertensione arteriosa ecc..).

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Dove reperire le giuste informazioni?

Il Ministero della Salute ha attuato diversi presidi informativi riguardo le temperature a rischio nelle varie città italiane.

Giorno dopo giorno potete consultare i bollettini che vengono rilasciati qui “Ministero della Salute – CALDO”; inoltre è possibile scaricare un’App (dispibibile su Android e iOS) che fornisce informazioni riguardo (maggiori info qui):

  • livelli di rischio di salute suddiviso per città (attraverso apposito spazio di ricerca);
  • raccomandazioni per la prevenzione suddivisa per categoria di soggetto a rischio;
  • mappa interattiva con informazioni riguardo i servizi offerti a livello locale finalizzati alla gestione delle ondate di calore.
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Figura 1. Bollettino Frosinone vs bollettino Latina dal 10 al 12 agosto 2018

Cosa fare praticamente?

Qui un breve decalogo di consigli da seguire (fonte Ministero della Salute):

  1. Non uscire nelle ore più calde: durante le giornate in cui viene previsto un rischio elevato, deve essere ridotta l’esposizione all’aria aperta nella fascia oraria compresa tra le 11.00 e le 18.00.
  2. Migliorare l’ambiente domestico e di lavoro: la misura più semplice è la schermatura delle finestre esposte a sud e a sud-ovest con tende e oscuranti regolabili (persiane, veneziane) che blocchino il passaggio della luce, ma non quello dell’aria. Efficace è naturalmente l’impiego dell’aria condizionata che tuttavia va impiegata con attenzione, evitando di regolare la temperatura a livelli troppo bassi rispetto alla temperatura esterna. Una temperatura tra 25-27°C con un basso tasso di umidità è sufficiente a garantire il benessere e non espone a bruschi sbalzi termici rispetto all’esterno. Sono da impiegare con cautela anche i ventilatori meccanici. Accelerano il movimento dell’aria, ma non abbassano la temperatura ambientale. Per questo il corpo continua a sudare: è perciò importante continuare ad assumere grandi quantità di liquidi. Quando la temperatura interna supera i 32°C, l’uso del ventilatore è sconsigliato perché non è efficace per combattere gli effetti del caldo.
  3. Bere molti liquidi: Bere molta acqua e mangiare frutta fresca è una misura essenziale per contrastare gli effetti del caldo. Soprattutto per gli anziani è necessario bere anche se non si sente lo stimolo della sete. Esistono tuttavia particolari condizioni di salute (come l’epilessia, le malattie del cuore, del rene o del fegato) per le quali l’assunzione eccessiva di liquidi è controindicata. Se si è affetti da qualche malattia è necessario consultare il medico prima di aumentare l’ingestione di liquidi. È necessario consultare il medico anche se si sta seguendo una cura che limita l’assunzione di liquidi o ne favorisce l’espulsione.
  4. Non bere bevande alcoliche o bevande contenenti caffeina.
  5. Fare pasti leggeri: la digestione è per il nostro organismo un vero e proprio lavoro che aumenta la produzione di calore nel corpo.
  6. Vestire comodi e leggeri, con indumenti di cotone, lino o fibre naturali (evitare le fibre sintetiche). All’aperto è utile indossare cappelli leggeri e di colore chiaro per proteggere la testa dal sole diretto.
  7. In auto, ricordarsi di ventilare l’abitacolo prima di iniziare un viaggio, anche se la vettura è dotata di un impianto di ventilazione. In questo caso, regolare la temperatura su valori di circa 5 gradi inferiori alla temperatura esterna evitando di orientare le bocchette della climatizzazione direttamente sui passeggeri. Se ci si deve mettere in viaggio, evitare le ore più calde della giornata (specie se l’auto non è climatizzata) e tenere sempre in macchia una scorta d’acqua. Non lasciare mai neonati, bambini o animali in macchina, neanche per brevi periodi.
  8. Evitare l’esercizio fisico nelle ore più calde della giornata. In ogni caso, se si fa attività fisica, bisogna bere molti liquidi. Per gli sportivi può essere necessario compensare la perdita di elettroliti con gli integratori.
  9. Occuparsi delle persone a rischio, facendo visita almeno due volte al giorno e controllando che non mostrino sintomi di disturbi dovuti al caldo. Controllare neonati e bambini piccoli più spesso.
  10. Dare molta acqua fresca agli animali domestici e lasciarla in una zona ombreggiata.

Documenti utili:

 

Damiano Pizzuti

Question time “Salute e stile vita nella Valle del Sacco”

In questo articolo cercherò di rispondere ad alcuni dei vostri messaggi arrivati attraverso lo spazio libero a margine del questionario. Prima di qualsiasi cosa permettetemi di ringraziare la popolazione delle nostre terre per la straordinaria partecipazione, soprattutto in un momento molto “vacanziero” come questo. Mentre scrivo stiamo sfiorando le 700 interviste validate, ve ne siamo grati.

Veniamo a noi, premetto che cercherò di rispondere con quelle che sono le mie personali idee e valutazioni cercando di farvi capire quali possono essere gli obiettivi attuali e futuri del gruppo “Giovani Medici Frosinone“.

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La maggior parte degli oltre 100 commenti arrivati sono attestati di stima all’iniziativa e al gruppo di colleghi che sta dietro tutto questo. Ce li teniamo per noi, al fine di rinfrancare lo spirito di una professione medica un po’ bisfrattata negli ultimi tempi. Vi ringraziamo per l’affetto che ci state dimostrando e cercheremo di essere più attivi possibile per non deludere le vostre aspettative.

Ho evidenziato alcuni messaggi che hanno però attirato la mia attenzione e ai quali voglio brevemente rispondere. Qui una lista con Domande (in grassetto) e mie personali risposte:

  1. Come matchate le risposte se non avete il dato su dove il soggetto lavora o similari?
    Il presente questionario si propone di indagare l’esistenza di una correlazione tra fattori di rischio alimentari/stile di vita e quello che può essere inquinamento ambientale legato alla propria residenza. Ovviamente è un primo passo e non è sicuramente perfetto, seguiranno iniziative più capillari al fine di coprire le patologie professionali.
  2. L’età della prevenzione da adulti è una cavolata, deve partire dai bambini.
    Il discorso riguardante i test di screening è legato a diversi studi in letteratura che vanno ad individuare età preferenziali al fine di effettuare un test con risultato sensibile e specifico per la patologia da ricercare. Per “prevenzione” da bambini però qualcosa si può fare, magari educando ad una corretta alimentazione e al rispetto in materia ambientale. Ricordo che non si previene solo negli ambulatori ma soprattutto nella vita di tutti i giorni applicando pratiche di vita corrette.
  3. Se continuano ad autorizzare fabbriche che inquinano moriremo tutti di tumore.
    Ritengo che il problema non sia tanto la fabbrica, ma il far rispettare le regole in tematica ambientale. C’è bisogno di maggiori controlli, anche se in molti casi recuperare errori del passato diventa complicato.
  4. Si può integrare con indagini di laboratorio specifiche?
    Il presente questionario indaga le abitudini su base anonima, il gruppo ha in mente diverse iniziative da proporre alle amministrazioni e alle associazioni culturali che si occupano d queste tematiche.
  5. Sarebbe opportuno coinvolgere gli alunni delle scuole per ciò che concerne l’inquinamento nella Valle del Sacco.
    Per mia esperienza personale molti istituti già da tempo cercano di formare, con progetti extrascolastici, i propri studenti su queste tematiche. Noi ci siamo e siamo disposti a recarci capillarmente per spiegare cosa significa prevenzione in una terra molto particolare come la nostra.
  6. Sarebbe opportuna una maggiore “elasticità” nelle risposte, mi sono trovato in difficoltà su alcune domande.
    Mi dispiace di aver generato momenti di difficoltà, il questionario è concepito per raccogliere dati su alcune variabili prestabile dal gruppo. Ovviamente in futuro e in altre iniziative ci saranno altri modi per ampliare la conoscenza del problema sotto ogni sua forma. In parole povere, mettere troppa carne al fuoco non giova allo studio.
  7. La cosa importane è che non rimanga scritta solo su carta.
    Non sarà così.
  8. Che i programmi di prevenzione vengano pubblicizzati di più.
    Speriamo di poter aiutare la diffusione di corrette pratiche e la cultura della prevenzione attraverso i nostri canali.
  9. Consiglio di dare una tempistica indicativa e di inserire un indicatore di progressione al questionario. Il questionario anonimo può farvi avere degli errori di valutazioni su doppie risposte?
    Sulla tempistica, ci siamo dati circa 60 giorni al fine di raccogliere un numero adeguato di interviste. Per l’indicatore ringrazio del consiglio, modifica apportata tempestivamente. Sul questionario anonimo c’è un sistema di controllo che sto gestendo personalmente al fine di evitare “pacchetti” di risposte che possano spostare significativamente i risultati.
  10. Iniziativa lodevole anche se mette un po’ di ansia.
    Non è nostra intenzione generare preoccupazioni, ma indagare e comprendere insieme a voi quali sono le criticità del sistema. Chiedo pertanto venia per aver fatto provare sentimenti non voluti. Ci rifaremo in qualche iniziativa futura sul territorio alla quale sicuramente parteciperà.

Ne ho selezionati solo 10 per ora ai quali mi premeva dare una risposta immediata, seguiranno altri “Question Time” qualora ce ne sia bisogno. Vorrei dire che anche se non conosco gli utenti che li hanno scritti voglio ringraziarli per l’estrema gentilezza e per aver perso qualche minuto del loro tempo al fine di fare una domanda più, ricordo che confrontarsi (e non scontrarsi) è il modo migliore per capire meglio insieme ogni cosa.

Ricordo, per finire, che potete CLICCARE QUI per partecipare allo studio.

Damiano Pizzuti

 

Più di 200 interviste in poche ore, parte il questionario “Salute e stile vita nella Valle del Sacco”

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Pubblicato nella serata di ieri 7 agosto 2018, il questionario proposto e strutturato dal gruppo “Giovani Medici Frosinone” ha raccolto già più di 200 interviste, tanti consensi da parte della popolazione che sicuramente rinfrancano del lavoro fatto.

Per tutte le informazioni e gli obiettivi dello studio invito a leggere il precedente articolo CLICCANDO QUI

Chi sono i Giovani Medici Frosinone?

Si tratta di medici under 40 della nostra provincia, molti in attesa di formazione (a causa dei sempre scarsi posti nei corsi di alta formazione post universitari), altri in specializzazione o nel corso di formazione in medicina generale, infine alcuni già specializzati; parliamo di un’intera generazione di professionisti che ha deciso spontaneamente e senza condizionamenti di mettersi al servizio della comunità. Qui una breve lista di tutti i medici partecipanti, suddivisi per paese di residenza (in via di aggiornamento):

  • DOTT.SSA CHIARA COCCIA – ALATRI
  • DOTT.SSA FABIOLA COCCIA – ALATRI
  • DOTT.SSA ROBERTA NAFRA – ALATRI
  • DOTT. FRANCESCO IANNONE – AQUINO
  • DOTT. EMILIANO ARANGO – BOVILLE ERNICA
  • DOTT.SSA EMANUELA LANNI – CASSINO
  • DOTT.SSA EMY MANZI – CASSINO
  • DOTT.SSA CRISTINA FRABOTTA – CASTRO DEI VOLSCI
  • DOTT. DAMIANO PIZZUTI – CECCANO
  • DOTT.SSA ILARIA FIORI – CECCANO
  • DOTT. FRANCESCO SCIORIO – CEPRANO
  • DOTT.SSA SIMONA MASTRANGELI – FERENTINO
  • DOTT.SSA SARA LA BELLA – FERENTINO
  • DOTT. DANIELE MARINELLI – FERENTINO
  • DOTT.SSA IOLE NICOLI – FROSINONE
  • DOTT. EMANUELE DI MURRO – FROSINONE
  • DOTT.SSA GIOIA MASTROMORO – FROSINONE
  • DOTT.SSA ALESSANDRA COLELLA – FROSINONE
  • DOTT. ALESSANDRO REALI – MONTE S. GIOVANNI CAMPANO
  • DOTT.SSA TATIANA RECA – ROCCASECCA
  • DOTT.SSA VINCENZA VENDITTELLI – SAN VITTORE NEL LAZIO
  • DOTT. NICOLA PESCETELLI – SERRONE
  • DOTT.SSA BEDETTA FERRERA – SORA
  • DOTT.SSA CATERINA PIETROGIACOMI – TRIVIGLIANO
  • DOTT.SSA MARTINA D’ONORIO – VEROLI

 

PER PARTECIPARE ALLO STUDIO CLICCARE QUI

In un prossimo articolo sarà mia cura rispondere al alcuni dubbi e proposte che stanno arrivano attraverso lo spazio aperto nel questionario, vi chiedo di darmi del tempo per potervi leggere tutti.  A presto e grazie

Damiano Pizzuti

 

 

Celiachia, di cosa si tratta?

Sempre più spesso, soprattutto nel nostro territorio, sentiamo parlare di intolleranza al glutine o celiachia; ma di cosa stiamo parlando?

La Ministra della Salute Beatrice Lorenzin il 16 gennaio 2018 ha riferito in parlamento riguardo lo status della patologia in Italia. Ha dichiarato quanto segue:

In Italia il Ministero della Salute con le sue attività istituzionali è fortemente impegnato in tema di celiachia attraverso un costante e laborioso lavoro di collaborazione con le Regioni e le Provincie Autonome. In particolare quest’anno sono stati realizzati diversi interventi mirati a garantire il celiaco durante il percorso diagnostico, condividendo con le Regioni i requisiti tecnici, professionali ed organizzativi minimi per l’individuazione dei presidi sanitari deputati sul territorio alla diagnosi di celiachia. Questa iniziativa è stata affiancata da un laborioso e articolato lavoro tecnico-legislativo di adeguamento normativo ai fini della tutela della vulnerabilità dei celiaci anche sul piano alimentare

Min. Beatrice Lorenzin – Decima relazione annuale sulla celiachia al parlamento italiano (raccolta dati relativa all’anno 2016) – 16/01/2018

Breve storia

Il termine “celiachia” veniva utilizzato per descrivere una sindrome pediatrica caratterizzata da diarrea, gonfiore addominale, scarso accrescimento, ipotonia muscolare. Non vi era alcuna terapia e la mortalità si aggirava intorno al 40% dei casi. Fortunatamente oggi questi casi gravi di morbo celiaco non si vedono più grazie all’introduzione della dieta priva di glutine.

Ma cos’è il glutine?

Si tratta di un complesso proteico che si ottiene dalla lavorazione della farina di frumento per mezzo di flussi di acqua corrente. In maniera particolare, l’acqua stessa elimina le componenti idrosolubili del frumento (es. l’amido) mentre le proteine non idrosolubili (gliadina, glutenina) vanno a creare un reticolo elastico nell’impasto conferendo la classica sofficità ed elasticità ai cibi che ne contengono.

La diffusione della celiachia, un po’ di epidemiologia

La diffusione della patologia è globale, si stima che circa l’1% della popolazione mondiale ne sia affetta. Una prevalenza così elevata è dovuta sia alla predisposizione genetica (circa il 30% della popolazione nel mondo mostra una predisposizione) che all’elevato consumo di cereali contenenti glutine da parte degli esseri umani. Sarebbe riduttivo considerare solo questi due fattori, esistono infatti numerose concause tutt’ora in fase di studio. Appare quindi complicato indicare con certezza dei veri fattori predisponenti.

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Figura 1. Diffusione della Celiachia nel mondo. La popolazione a più alta prevalenza di malattia è quella degli Saharawi (gruppo etnico del Marocco) che per molto tempo è stato isolato dal resto del mondo determinando un’alta frequenza del gene DQ2/8 (mutato nel morbo celiaco). Non si manifestò la malattia fino a quando, con l’arrivo degli aiuti umanitari, i saharawi iniziarono a mangiare grandi quantità di frumento (fino ad allora sconosciuto nella loro dieta), la prevalenza nel tempo ha superato il 5% della popolazione

Nella popolazione mondiale si stima che solo 1 individuo su 7 riceva una corretta e pronta diagnosi, questo rende difficile il controllo della patologia e lo studio di fattori di rischio sulla popolazione. Le diagnosi di morbo celiaco sono aumentate solo a partire dagli anni ’90 quando sono stati identificati degli anticorpi specifici utili per la diagnosi sierologica (anti-endomisio o EMA). Oggi, con la ricerca degli anticorpi anti-transglutaminasi (sensibilità e specificità superiori rispetto a EMA) si può porre diagnosi di morbo celiaco in selezionati pazienti pediatrici senza l’ausilio della biopsia duodenale.

Diagnosi

L’osservazione istologica della mucosa del duodeno (prelevata attraverso esofagogastroduodenoscopia) è oggi l’esame gold standard per la diagnosi della celiachia. Devono essere presenti tre segni particolari:

  1. ipo/atrofia dei villi intestinali
  2. iperplasia delle cripte
  3. infiltrazione linfocitaria della lamina propria 

Secondo il nuovo protocollo diagnostico (siglato nel 2015 dalla conferenza Stato-Regioni), si può porre diagnosi di malattia celiaca in pazienti pediatrici selezionati e in assenza di biopsia intestinale quando si presentano queste caratteristiche:

  • anticorpi anti-transglutaminasi superiori a 10 volte la normalità
  • anticorpi anti-endomisio positivi
  • positività allele DQ2/8
  • sintomi caratteristici della celiachia

Non solo la celiachia tra le malattie glutine-dipendenti

Esistono diverse manifestazioni da reazione al glutine. In particolare ricordiamo:

  • La celiachia
  • La dermatite erpetiforme
  • L’allergia al grano
  • La sensibilità al glutine

La dermatite erpetiforme è una patologia dermatologica con violente eruzioni erpetiformi (simili all’infezione da Herpes Virus) che si manifesta soprattutto a livello delle superfici estensorie (es. gomiti, ginocchia). Volgarmente viene chiamata “celiachia della pelle“. L’allergia al grano invece mostra segni tipici di una reazione allergica pura, con reazioni anche di tipo anafilattico (dall’orticaria fino allo shock). La diagnosi può essere posta sulla base di test cutanei (prick test) o sierologici (RAST). Importante ricordare che i soggetti allergici al grano non sono esposti ad un aumentato rischio di celiachia. Discorso a parte merita la Gluten Sensivity (NCGS), parliamo della presenza di sintomi intestinali o extraintestinali mediati dall’assunzione di glutine nei soggetti dove i riscontri diagnostici sono tutti negativi. Si rendono necessari studi più approfonditi al fine di valutare al meglio la reattività di tali soggetti al glutine.

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Figura 2. Disordini correlati al glutine

LEA e Glutine

Nel 2017 è cambiata la definizione della celiachia all’interno del Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Tale patologia non è più definita RARA, bensì CRONICA INVALIDANTE. Questo spostamento si è reso necessario in quanto la soglia che identifica una patologia come rara è la prevalenza inferiore a 5/10000 abitanti. In termini economici significa che tutti i test diagnostici per la celiachia non sono più in regime di esenzione totale, mentre il soggetto diagnosticato potrà usufruire, in regime di esenzione, tutte le prestazioni sanitarie utili per il controllo della patologia e delle sue complicanze.

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Figura 3. Sul fronte dell’assistenza integrativa della dieta, nel 2017 sono stati confermati i contributi mensili erogati al paziente affetto da morbo celiaco riconosciuto che potrà farne uso per l’acquisto di prodotti che risultano presenti nell’apposito Registro Nazionale

La dieta senza glutine rappresenta l’unica terapia per le persone affetta da morbo celiaco. Essa è composta da alimenti naturalmente privi di glutine (frutta, verdura, ortaggi, tuberi, legumi, uova, carne, pesce) e prodotti trasformati che per avere nell’etichetta la dicitura “senza glutine” devono averne di contenuto inferiore a 20mg/Kg (o parti per milione – ppm). Questi alimenti si dividono a loro volta in due grosse categorie:

  • Alimenti senza glutine – adatti ai celiaci, sono prodotti già senza glutine ma che riportano l’etichetta come informazione accessoria ed utile al paziente
  • Alimenti senza glutine – specificatamente formulati per celiaci, sono prodotti trasformati ed opportunamente strutturati al fine di sostituire uno o più ingredienti contenenti glutine con altri che ne sono privi (es. pasta senza glutine)

La dicitura “SENZA GLUTINE” si può utilizzare sui prodotti in conformità con le direttive specificate nel Regolamento dell’Unione Europa 828/2014

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Figura 4. Ogni prodotto “erogabile” dal SSN deve essere presente nel REGISTRO NAZIONALE. Nell’immagine l’etichetta che deve essere presente sull’alimento

Nel 2015 il SSN ha speso circa 270 milioni di euro per garantire ai celiaci una corretta alimentazione senza glutine.

Conclusioni in punti

  1. La celiachia, che oggi è a tutti gli effetti una malattia cronica, diventa un’affezione facilmente controllabile grazie ad una corretta alimentazione (rigorosamente priva di glutine) che ricordiamo essere una vera e propria terapia
  2. Ritengo che il SSN nel supporto al paziente con morbo celiaco mostri grande efficenza e attenzione. Sicuramente c’è ancora molta strada da fare, ma abbiamo intrapreso il giusto cammino
  3. L’interesse di grosse industrie alimentari sta avendo come effetto una sensibile riduzione dei prezzi negli alimenti gluten free (acquistabili ormai in supermercati con marchi anche molto famosi)
  4. Sarebbe interessante che più esercizi commerciali e di ristorazione si formassero al fine di poter fornire al paziente con morbo celiaco la possibilità di un’alimentazione sana e dignitosa fuori casa

 

Damiano Pizzuti

 

Fonti:

Morbillo, tutti i numeri del 2017

L’anno appena trascorso è stato segnato da grosse epidemie, prima fra tutte quella influenzale (che sta continuando nel 2018 con più di 600mila casi nella prima settimana dell’anno). Non possiamo che tornare a parlare del Morbillo, patologia su base virale resa innocua dalla prevenzione vaccinale. Il 2017 è un anno che ha visto aumentare esponenzialmente i casi di contagio a causa delle campagne no-vax  portate avanti (tristemente) anche da personaggi politici di dubbia moralità e che ora si affacciano a preoccupanti scenari nazionali.

Facciamo un piccolo riassunto dell’anno appena concluso:

  • Sono 4885 i casi segnalati nel 2017, parliamo di circa 13 contagi al giorno.
  • Nel 2017 sono morte 4 persone di morbillo, la quinta vittima all’inizio del 2018
  • l’88% dei contagiati è NON VACCINATO. quasi 9 persone su 10; risulta evidente l’efficacia della copertura vaccinale
  • 4 pazienti su 10 hanno mostrato una complicanza dell’infezione tale da ricorrere a ricovero ospedaliero. Tra le complicanze ricordiamo: diarrea, stomatite, cheratocongiuntivite, polmonite, epatite, insufficienza respiratoria,  otite, laringotracheobronchite, convulsioni, ed infine la temutissima encefalite. Effettuare un ricovero ospedaliero significa stress sia per i pazienti che per i familiari e una spesa sanitaria ben più corposa dell’inoculazione di una dose di vaccino, non dimentichiamolo. 
  • 315 sono stati gli operatori sanitari contagiati dal virus (categoria a forte rischio)
  • L’età media di contagio è stata di 27 anni
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Grafico 1. Casi di morbillo dal 2013 al 2017. Si può notare l’aumento esponenziale dei casi nell’anno appena trascorso

QUI POTETE SCARICARE IL BOLLETTINO COMPLETO (INFOGRAFICA)

Urge che il tema delle vaccinazioni vada affrontato con buon senso e voglia di migliorare la condizione di salute della comunità. Trovo agghiacciante che diventi tema di schermaglia elettorale tale da essere liquidato da slogan acchiappa like, non si gioca con la salute dei cittadini.

Usate il buon senso non solo dal medico, ma anche nella cabina elettorale.

Damiano Pizzuti

Influenza, parte la campagna di vaccinazione

Anche quest’anno riparte la campagna di vaccinazioni contro il virus influenzale, rivolta soprattutto a pazienti fragili e categorie sensibili. Da metà ottobre a fine dicembre è il periodo più indicato per effettuare la vaccinazione antinfluenzale, per la situazione climatica del nostro Paese e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali. Ricordo che anche in questo caso la vaccinazione risulta essere uno strumento efficace ed affidabile al fine di prevenire non solo la malattia, ma soprattutto le sue complicanze.

Il ministero della salute, nella Circolare ministeriale 31 luglio 2017, pone degli obiettivi per tale campagna, tra i quali vorrei porre l’accento su:

  1. Riduzione della contrazione individuale della patologia, con conseguente riduzione delle ospedalizzazioni e della mortalità
  2. Riduzione dei costi sociali connessi con la morbosità e mortalità dell’infezione

A chi è rivolta la campagna? La vaccinazione è fortemente consigliata a pazienti di età superiore ai 65 anni, ai soggetti di qualsiasi età portatori di patologie di base che ne aggravano le complicanze, alle persone che svolgono attività di valenza sociale anche se non a rischio individuale diretto. Per tutte le persone comprese nelle categorie di rischio la vaccinazione è totalmente GRATUITA

Sulla base dei ceppi virali circolanti e sull’andamento delle sindromi similinfluenzali (ILI) nel mondo, il Global Influenza Surveillance Network dell’OMS, in collaborazione con i National Influenza Centres (NIC) aggiorna ogni anno la composizione del vaccino antinfluenzale.
Per la stagione 2017-2018 la composizione vaccinale è la seguente:

  • A/Michigan/45/2015 (H1N1) – nuova variante
  • A/Hong Kong/4801/2014(H3N2) – presente anche nel vaccino 2016/2017
  • B/Brisbane/60/2008(lineaggio B/Victoria) – presente anche nel vaccino 2016/2017

Ministero della Salute

Dove vaccinarsi?

A seconda delle necessità e dei casi il vaccino può essere effettuato: 

  • presso il proprio medico di famiglia o pediatra di libera scelta 
  • presso i centri vaccinali della propria ASL
  • in casi specifici anche presso la sede di lavoro (se prevista la postazione del medico del lavoro)

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Le coperture vaccinali non sono ancora soddisfacenti, complice anche l’enorme rilevanza mediatica delle campagne diffamatorie ad opera dei “novax“.

Fare una scelta di salute e di civiltà è facile, parlane con il tuo medico di famiglia.

Damiano Pizzuti

Inquinamento, come affrontarlo?

Nel nostro territorio, soprattutto nei centri abitati più grandi, ogni giorno la popolazione è sottoposta ad inalazione di miscele di inquinanti atmosferici potenzialmente dannosi per la salute. L’apparato respiratorio è il primo bersaglio di sostanza dannose provenienti dall’aria, sono molteplici gli studi che dimostrano l’effettiva correlazione tra patologie croniche respiratorie (secondariamente cardiocircolatorie e neoplastiche) e composizione di aria respirata. Il trend per i prossimi decenni è in costante aumento, a causa di industrializzazione selvaggia e zone urbane non a basso impatto ambientale.

Bisogna precisare gli inquinanti si possono classificare in indoor (quando la loro assunzione avviene in luoghi chiusi) e outdoor (quando li assumiamo all’aperto come in strade, centri urbani, industrie). L’inquinamento atmosferico produrrà quindi degli effetti che possono essere:

  • ACUTI, quando si manifestano nel giro di poco (ore, giorni) tempo dall’esposizione di alte concentrazioni di inquinanti (es. intossicazione da monossido di carbonio dalle vecchie stufe domestiche)
  • CRONICI, quando si manifestano dopo anni in seguito ad inalazioni continuative di inquinanti, anche se a basse concentrazioni (sono gli effetti più temibili che possono portare a cancerogenesi)
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Tabella 1. Descrizione degli inquinanti atmosferici particolati. Fonte: Epidemiologia & Prevenzione 2013

In base ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento nell’aria sarebbe responsabile di 3,7 milioni di decessi all’anno (su tutte le forme di inquinamento la cifra arriva a superare i 12 milioni); di questi 800 mila solo in Europa.  La stessa OMS ha richiamato l’Europa a politiche più severe al fine di salvaguardare la salute pubblica

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Grafico 1. Confronto tra percentuale urbana esposta a inquinanti atmosferici secondo l’Unione Europea e quella secondo l’OMS.  Fonte: European Environment
Agency – http://www.eea.europa.eu

Per quanto riguarda la situazione italiana, il Progetto VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute), finanziato nel quadro delle iniziative del Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute, ha effettuato la valutazione integrata dell’inquinamento atmosferico in Italia valutando l’intera catena di eventi (dalle politiche, alle fonti di esposizione, alle modalità di esposizione, agli impatti) che possono influire sulla salute della popolazione. Il Progetto ha fornito una stima del numero di decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico in Italia.
Gli inquinanti oggetto di studio – il particolato atmosferico, soprattutto la sua frazione fine, il PM2,5, il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3) – sono associati a effetti quali l’aumento di sintomi respiratori, l’aggravamento di patologie croniche cardio-respiratorie, il tumore polmonare, l’aumento della mortalità e la riduzione della speranza di vita. Analizzando la mortalità causa specifica sono stati stimati 19.945 decessi per patologie cardiovascolari, 3.197 decessi per malattie dell’apparato respiratorio e 2.938 per tumore polmonare. Al Nord si muore di più che nel resto d’Italia a causa del particolato fine, sia per patologie cardiovascolari (oltre 12.600 casi) sia per malattie dell’apparato respiratorio (2.112 casi) e tumore ai polmoni (1.935 casi). Inoltre, il progetto ha stimato 12.400 nuovi casi di eventi coronarici (infarto e angina grave) attribuibili all’esposizione a PM2.5.

Ministero della Salute – Centro Controllo Malattie

Cosa possiamo fare come cittadini?

Qui alcuni consigli molto semplici per migliorare la propria qualità di vita contribuendo al benessere generale della popolazione.

  1. Utilizzare meglio le risorse disponibili ed evitare gli sprechi, in particolare di energia elettrica e acqua. L’attenzione verso i consumi, può portare a un risparmio dal 30% al 50% di energia elettrica domestica, con ricadute positive anche sull’ambiente. Inoltre quando si acquistano elettrodomestici, è opportuno scegliere quelli a minor consumo energetico (classi A o A+)
  2. Usare i mezzi pubblicila bicicletta o camminare a piedi contribuisce a ridurre l’inquinamento dell’aria e, favorendo l’attività fisica, può migliorare il nostro stato di salute
  3. Ridurre il consumo di carne: è dimostrato che ridurre il consumo di carne e di alimenti di origine animale contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra prodotte dall’allevamento del bestiame. Ci tengo a precisare che “ridurre” non significa “eliminare”, la nostra dieta ha bisogno di proteine di origine animale.
  4. Seguire una dieta ricca di antiossidanti può contrastare e ridurre gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico. Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione nociva.
  5. Limitare l’esposizione agli inquinanti presenti negli ambienti indoor (casa, scuola, ufficio e luoghi ricreativi) e in particolare evitare l’esposizione a fumo di tabacco attivo e passivo che è ancora oggi il principale fattore di rischio evitabile di morte.

In attesa di politiche serie e coerenti, è nostro compito fare il possibile per diminuire la probabilità di essere vittime di patologie correlate all’inquinamento atmosferico; soprattutto nel territorio in cui viviamo che da troppi anni viene molestato senza tregua nel più totale vuoto legislativo.

Damiano Pizzuti

Fonti:

Esperienze che ti cambiano la vita

Ci sono esperienze che ti cambiano la vita, che inevitabilmente ti fanno crescere come essere umano, che ti fanno aprire gli occhi su come il mondo troppo spesso sia un posto sbagliato. Queste stesse esperienze ti fanno anche capire che puoi dare una mano mettendo a servizio te stesso per qualcosa o semplicemente per qualcuno.

Circa un anno fa, attraverso un gruppo WhatsApp, il mio Relatore di tesi (Prof. Loris Pagano) mi invitò a partecipare ad alcune giornate di vaccinazioni ad Immigrati, senza tetto, rifugiati politici presso la Comunità di S. Egidio a Roma. La sua fu una richiesta gentile e rispettosa, non conoscendo a fondo la sensibilità e il pensiero dei propri studenti su tematiche che attualmente possono sembrare delicate. Rimasi colpito e incuriosito da questa opportunità, era la prima volta che scoprivo che da studenti di medicina si potevano fare queste esperienze sul campo.

Così cominciò l’avventura che mi ha fatto conoscere centinaia di persone provenienti da circa 60 nazioni sparse su tutti i continenti. La prima volta ammetto che ero agitato, non sapevo con chi dovevo confrontarmi e se mai fossi mai stato all’altezza del mio compito. Ero addetto all’accettazione e alla stesura dell’anamnesi, un ruolo che in questo ambito particolare mi ha permesso di conoscere tante storie diverse e tante personalità forti nella loro profonda disperazione. In questo breve testo racconterò solo 2 pazienti che mi hanno colpito particolarmente.

C’era un signore appartenente ad un ex stato dall’Unione Sovietica, era molto simpatico e aveva voglia di parlare, mi ha raccontato di essere fuggito dalla fame e dalla repressione ideologica nel proprio paese natale e che questa fu la scelta più difficile della sua vita. Approfondendo la chiacchierata mi raccontò che nel suo paese lavorava come ingegnere chimico e che amava leggere Nietzsche e altri filosofi dell’800 e 900. Lo stesso uomo mi disse di non avere rimpianti e di preferire lo status di senza tetto in un paese libero che quello da ingegnere in un paese in catene.

Spesso noi scappiamo dall’Italia alla ricerca di una posizione migliore o più remunerativa, dimenticandoci dell’esistenza di individui che lasciano la propria terra perché perseguitati per le proprie idee o convinzioni. La chiacchierata con questo signore dell’est (che qui ho riassunto brevemente) è stato uno dei momenti che più mi ha toccato.

In una domenica di dicembre siamo andati presso la scuola di italiano gestita dalla Comunità a Roma, qui ho avuto modo di conoscere persone giovanissime, ragazzi e ragazze fuggiti dall’arruolamento forzato e dalla morte certa. Ricordo un ragazzo siriano di 20 anni, arrivato attraverso i canali umanitari nel nostro paese. Lui mi ha raccontato di non essere un seguace dell’islam e che fin da piccolo aveva sognato l’Europa come speranza di libertà; infine mi ha confidato che imparando la nostra lingua ha cominciato a leggere qualche freepress (leggo o metro) restando molto colpito e triste riguardo al fatto che spesso si parla di “problema immigrati”.

Davvero l’immagine che vogliamo dare come popolo italiano è quello di gente intollerante, indisponente e poco intelligente? Questa domanda (che continuo a pormi tutt’ora) non trova risposte soddisfacenti nell’opinione pubblica.

Qui il video racconto dell’esperienza:

È passato un anno, mi sono laureato aiutando a portare a termine questo progetto. Sono fiero di essere un medico che ha avuto la possibilità di fare questa tipologia di esperienza. Questa iniziativa diventa, il 3 ottobre 2017, un progetto nazionale della FIMMG-Comunità di S. Egidio portando la stessa tipologia di esperienze in più città italiane. Qui il comunicato ufficiale:

VACCINI: PROGETTO FIMMG-SANT’EGIDIO, MEDICI FAMIGLIA VACCINANO ‘INVISIBILÌ = Roma, 3 ott. (AdnKronos Salute) – Il medico di famiglia al fianco degli ‘invisibilì. Siglato durante il 74° Congresso Fimmg-Metis, in corso a Domus de Maria (Cagliari) un protocollo d’intesa tra Federazione italiana medici di medicina generale e comunità di Sant’Egidio, per promuovere le vaccinazioni nei più fragili. L’iniziativa è rivolta a persone di età superiore ai 6 anni e verrà realizzata grazie all’impiego di vaccini donati da alcune industrie farmaceutiche. Il progetto di volontariato partirà in cinque città italiane: Genova, Messina, Napoli, Padova, Roma. «Ci auguriamo che presto la sperimentazione possa essere estesa anche ad altre realtà – sottolinea Tommasa Maio, responsabile dell’area vaccini Fimmg – Un progetto pilota è stato già realizzato a Roma durante il periodo della campagna vaccinale 2016/17 dalla Scuola di formazione in medicina di famiglia-Regione Lazio, ottenendo risultati soddisfacenti». Potranno aderire su base volontaria gli iscritti alla Fimmg delle sedi provinciali coinvolte, i medici del triennio di Formazione specifica, i diplomati del Corso di formazione specifica in medicina generale e i medici neo-laureati. La comunità di Sant’Egidio individuerà e metterà a disposizione le sedi dove effettuare le vaccinazioni.

Tommasa Maio – Segretario Nazionale – FIMMG Settore Continuità Assistenziale

Qui il video dove la Dott.ssa Caterina Pizzutelli espone il progetto:

Sono fiero di aver conosciuto i colleghi straordinari della scuola di formazione in medicina di famiglia della Regione Lazio, prima maestri e poi amici.

Questo è il momento di fare un passo in avanti smettendo di evidenziare le differenze tra i popoli ma rafforzando quelli che sono i valori che ci uniscono. Lavorare sull’integrazione non è mai una strada a senso unico, integrare l’altro significa anche lavorare su sé stessi aggiungendo esperienze e sapere al nostro bagaglio.

Damiano Pizzuti